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Il 24 ottobre il Segretario Generale Alessandro Masi ha partecipato a Mosca al Convegno internazionale “L’italiano sul palcoscenico” promosso dall’Università Statale Linguistica di Mosca, dall’Istituto Italiano di Cultura a Mosca, dall’Ufficio Istruzione del Consolato Generale d’Italia di Mosca e dall’Università Statale di Mosca “Lomonosov”. Il Convegno si inserisce nel cartellone della XIX Settimana della lingua italiana nel mondo, da cui prende il titolo. Di seguito la sua relazione.

Alessandro Masi

Senza volere qui troppo approfondire le ragioni che portarono Giovanni Boccaccio a definire “Divina” la Commedia dantesca, a noi basterà riflettere sul valore, mi sia consentito il termine, “spettacolare” del testo.
Nella Settimana della lingua italiana in cui sul palcoscenico vanno tutti i repertori possibili, quello dantesco mi sembra per antonomasia il testo principe in quanto capace di raccogliere il dramma dell’uomo fino alla catarsi. In questo senso, allora, l’evidenza ispiratrice ultraterrena che portò Boccaccio ad aggettivare come divina la Commedia si ricomprende appieno.
Dante chiama Commedia la sua opera perché finisce bene come tutte le commedie, ossia termina con la visione di Dio (come viene riportato dalla presunta lettera a Cangrande della Scala).
Il termine commedia deriva dal greco ‘κωμῳδία’ che significa canto festoso o canto in onore della divinità. Nel Medio Evo la parola si scolora fino a indicare un genere basso e umile, legata alla comicità dei personaggi del volgo…

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