Aldo Onorati

La nemica

In un tempo di “romanzi forzati”, bisognerebbe porre un’etichetta sulla copertina di ogni libro per indicare esattamente di quale tipo di romanzo si tratta, perché sotto questa denominazione passano anche gli elenchi telefonici e qualche saggio critico (ma sembra che il genere sia l’unico candidato a qualche tiratura di rilievo, specie se surrogato da premi cosiddetti importanti).

Bene. Ciò premesso, è necessario dire che il romanzo è la forma più complessa di costruzione narrativa, e specie quello “storico”, a cui è demandato il compito difficilissimo di non alterare le verità oggettivamente accadute ma, al contempo, di inserire gli intrecci psicologici non presi in considerazione dalla storiografia. Debbo citare Manzoni, al proposito: “Cosa ci offre la storia? Degli avvenimenti, quel che gli uomini hanno fatto. Ma quel che hanno pensato, i sentimenti che hanno accompagnato le loro decisioni e i loro progetti, i loro successi e le loro sconfitte… le loro passioni e le loro volontà su altre passioni e su altre volontà, coi quali hanno rivelato le loro personalità: tutto questo la storia lo passa sotto silenzio”. In questa autorevole considerazione si inserisce il nuovo straordinario libro di Brunella Schisa La nemica (Neri Pozza, pp. 432, 18 €, ottobre 2017), ambientato – com’è la realtà storicamente accaduta – negli ultimi anni di regno di Maria Antonietta: la più grande truffa del secolo XVIII per mano di Jeanne Valois, contessa de la Motte, la quale, dichiarando di agire per la Regina, ha manipolato il cardinale Rohan a comprare e a consegnarle un costosissimo collier di diamanti contenente più di seicento pietre d’una bellezza strabiliante...

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