Valeria Noli

Circola da anni il timore che il digitale possa insidiare la cultura del libro e della lettura. A che punto siamo? Il libro cartaceo è un simbolo della nostra civilizzazione e l’atto di leggere all’interno di una biblioteca, magari storica, è affascinante, ma chi e perché frequenta le biblioteche, oggi? Abbiamo chiesto al Direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Andrea De Pasquale, di parlare con noi di questi argomenti, raccontando un po’ di storia dell’oggetto-libro spiegando il nuovo ruolo della biblioteca e rivolgendo uno sguardo al futuro.

Prima dell’invenzione della stampa esistevano già supporti (codici, pergamene, rotoli, incisioni e così via) pensati per trasferire testi e illustrazioni. Quando inizia, effettivamente, la storia del libro?

Bisogna dire che non è corretto far coincidere tout court l’inizio della storia del libro con l’inizio della storia della scrittura: bisognerà attendere che si formi una precisa consapevolezza, quella di voler trasmettere i contenuti in modo organizzato. Nelle diverse forme, a prescindere dal supporto fisico e nella sua storia di “mezzo di comunicazione della cultura scritta, in forma organizzata”, si possono dire libri tutti i supporti antichi di registrazione della conoscenza: tavolette d’argilla, papiri e codici, passando per il libro propriamente detto per poi arrivare ai giorni nostri, con l’editoria elettronica e l’e-book.

Sono tali anche i supporti deperibili, come le tavolette di cera, perché veicolano l’idea di registrare un messaggio per poi trasmetterlo, seppure con un mezzo effimero e già sapendo che non sarà per l’eternità...

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Foto in CC di Simona Poncia