Nel VI Canto dell’Inferno Dante enuncia la celebre invettiva contro Firenze, nel VI del Purgatorio investe l’Italia e con il VI del Paradiso scrive dell’Impero finalizzato alla pace universale e all’accoglienza del Figlio di Dio. I cosiddetti “sesti Canti” della Commedia invitano a fantasticare, come se Dante avesse intuito la possibilità di un’Europa unita, magari sotto Carlo Magno.

La Dante Alighieri è anche questo: l’unità nella diversità dei diversi Comitati, presenti in tutto il mondo, a contatto con altre civiltà. Determinano una “sintesi culturale positiva”, come nel caso di Malaga dove siamo presenti con 85 studenti e 30 corsi. Una sintesi, diversa ma coerente, è anche quella della sede di Michigan Chapter, a Detroit. Fondato per preservare il legame e il senso di appartenenza dei primi italiani emigrati, si è oggi evoluto in un attivissimo promotore culturale e linguistico.

Tra gli americani, la lingua italiana è molto popolare: “a livello universitario è la quinta lingua studiata dopo lo spagnolo, il francese, la lingua americana dei segni, e il tedesco”. Lo spiega il prof. Anthony J. Tamburri, direttore del Calandra Institute, con il quale la Dante ha sottoscritto un accordo per la diffusione linguistico-culturale in America. Nel 2017, a cento anni dalla nascita di Fernanda Pivano, si consolida così la lunga amicizia tra Italia e Stati Uniti, che ricorre anche nell’opera del suo maestro Cesare Pavese o di altri autori, per esempio Elio Vittorini.

La Dante ha anche celebrato il grande anniversario dei 150 anni dalla nascita di Luigi Pirandello, che abbiamo ricordato con il prof. Rino Caputo, coinvolto in un libretto delle 19 domande (Luigi Pirandello. Di nuvole e vento, ladante.it/pirandello), nelle lezioni per le “Pillole della Dante” su “Pirandello nostro contemporaneo”) e in un diario di viaggio sulle sue conferenze argentine del 2017. Caputo ha anche realizzato una conferenza a Skopje, dove è stato proiettato “Kaos”, film dei fratelli Taviani tratto dalle Novelle per un anno.

Con Antonia Blasina Miseri, coordinatore dell’area Balcani per la Società Dante Alighieri, leggiamo ancora del Comitato di Skopje per la “Settimana del libro italiano”, e degli eventi con il prof. Claudio Magris.

Spostiamoci ora sulla traccia italofona “sulle sponde del Fiume Rosso”. La Dante di Hanoi (40 soci e 120 studenti) propone 16 corsi di lingua italiana e il presidente del Comitato prof. Trần Thanh Quyết, racconta che “oggi ad Hanoi si contano circa 200 presenze stabili di italiani”.

Torniamo in Italia con il Comitato di Campobasso dove, in ricordo di Tullio De Mauro, è stato organizzato il convegno “(di) Che lingua stiamo parlando?”. Strumento interpretativo del presente, radice del passato, legame con la nostra identità: la memoria ci riporta anche al centenario della battaglia di Caporetto (24 ottobre 1917), momento cruciale della storia d’Italia. “Una sconfitta, probabilmente la più grave disfatta militare, politica e morale nella storia italiana, che ha dato luogo a un uso traslato ancora dominante nella coscienza” (sono parole di Rocco Luigi Nichil per Treccani). Anche Gadda ne scrisse, vedendo la battaglia come una “fine tragica, conclusa in una prigionia inerte e prostrante”, ma anche come un invito a “mantenere un ordine in quel momento di somma dispersione e disorientamento generale”.

Abbiamo poi ripercorso la storia del libro antico e moderno con il Direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Andrea De Pasquale, che conclude parlando di nuove attività per proporre ai visitatori delle biblioteche anche i patrimoni librari contenuti in archivi non sempre aperti al pubblico. Restiamo sul tema della memoria, ricordando anche l’inaugurazione del Parco letterario “Ernst Bernhard”, avvenuta a Ferramonti di Tarsia nell’ambito dei Giorni della Memoria. Ricordiamo poi la presentazione nella sede centrale del libro Fiume. L’avventura che cambiò l’Italia, di Pierluigi Vercesi. Un libro che ricorda l’avventura iniziata quando D’Annunzio, con un migliaio di uomini, occupò il porto adriatico di Fiume. La cittadina si sarebbe trasformata, per quasi sedici mesi, in un laboratorio rivoluzionario politico, sociale, economico ma anche letterario e teatrale. Mi preme infine ricordare due incontri che hanno posto l’accento su ambiti centrali della promozione linguistico-culturale; si parte dall’educazione per approdare allo sviluppo di una società più equa e civile. Con studiosi, Ministri e rappresentanti istituzionali, a fine ottobre, nell’incontro su “Le parole della scuola, le parole della vita” abbiamo parlato della scuola come casa della conoscenza e della cittadinanza. Qui, i giovani che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro, incontrano la parola, “chiave fatata che apre ogni porta” (Don Milani). Ma la parola e la lingua servono anche agli scambi internazionali: a fine novembre la Dante ha aperto un tavolo di lavoro con le principali organizzazioni imprenditoriali e le istituzioni. “Dal brand alla lingua” ha voluto avviare una concertazione sui nuovi scenari promozionali del made in Italy e della lingua italiana.

Questo numero di Pagine guarda dunque a una lingua italiana attuale e funzionale, a un ruolo attivo della nostra istituzione, sempre meno legata a un’idea di ital-nostalgia, sempre più votata all’estroversione, in campo culturale, ma non solo.