Il tredicesimo Congresso della Dante Alighieri fu tenuto a Siena ed il Villari vi pronunziò il seguente discorso nel giorno 26 settembre 1902.

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I

Io avevo in animo di non fare oggi nessun discorso. Il dovere ogni anno di stillarsi il cervello per parlar sempre sullo stesso soggetto è un’ardua impresa, che finisce necessariamente col venire a noia a tutti. Ma è parso a molti che l’interrompere a Siena ex abrupto l’antica usanza potesse essere interpretato come un atto di poca deferenza verso la gentile ed illustre città, che ci ha apparecchiato una così ospitale accoglienza. Vi esporrò dunque alcuni fatti, i quali, senza che sia necessario entrare in giudizi o apprezzamenti, vi daranno una qualche idea dell’opera nostra. Un altro anno, se sarò ancora presidente di questa Società, mi limiterò a dare il benvenuto, a fare un semplice saluto ai congressisti, iniziando senz’altro i nostri lavori. Mi pare che sia giunto il tempo in cui la Dante Alighieri debba cominciare a parlar meno, e ad operare di più.

Discorrerò prima di tutto del nostro bilancio, e vi dirò che esso continua a progredire notevolmente. Fermandomi alla parte sostanziale di esso, senza tener conto di quegli artificiosi accessori, che sogliono servir solo a gonfiarlo, posso annunciarvi che il contributo dei Comitati, il quale, nel passato anno, fu di 59.500 lire, è salito in questo a 87.200. E possiamo portarlo fino a quasi 89.000, se vi aggiungiamo il contributo ora giunto da circa 270 soci del Trentino, il quale, sempre nobile, sempre generoso, ha voluto anch’esso cooperare alla nostra propaganda. I soci della Dante Alighieri, che eran 10.000, sono giunti a 16.400, dei quali 3.300 sono però a quota ridotta. E se nel bilancio aggiungiamo le rimanenze di cassa del passato anno, ed altre eventuali entrate, s’arriva a più di 100.000 lire. 

Ogni anno noi facciamo il paragone con le somme assai maggiori che raccolgono all’estero le altre associazioni simili alla nostra. Ma il vero è che, se teniamo conto delle condizioni economiche d’Italia, e del breve tempo trascorso dall’anno in cui la Dante Alighieri venne fondata, non abbiamo nessun diritto di lamentarci. Il paese ha risposto al nostro appello, e se noi daremo sicura prova di saper fare il proprio dovere, raccogliendo certo somme maggiori. Le nostre entrate sono, senza dubbio, assai insufficienti alla vastità dell’impresa, e dobbiamo in tutti i modi cercare di aumentarle. Non meno del denaro noi abbiamo però bisogno di apostoli, che vogliano andare per tutto a studiare il difficile problema che ci sta dinanzi, che vogliano con disinteresse, con entusiasmo ed energia prestar l’opera loro...

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