Il seguente discorso è stato pronunziato da Pasquale Villari al Circolo filologico di Torino, per l’inaugurazione del nono Congresso della Dante Alighieri, svoltosi nel novembre 1898.

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I

Signore e signori,

il pensiero che si presenta, al riunirsi del nostro Congresso, è sempre quello che già altra volta vi esposi. Se ogni anno il presidente della Dante Alighieri dovesse ripetere quale è l’indole, quale lo scopo della nostra Società, finirebbe col riuscire noioso a sé stesso ed agli altri. Utile sarebbe di certo se invece vi rendesse un conto esatto del lavoro d’anno in anno compiuto, dei progressi fatti, delle difficoltà più o meno superate. Ma questo è un ufficio, secondo le nostre consuetudini, serbato all’egregio segretario prof. Galanti. Esso vi parlerà del numero cresciuto dei nostri Comitati all’interno ed all’estero, delle maggiori entrate, e quindi dei maggiori sussidi da noi erogati. Io farei male ciò che il prof. Galanti farà assai bene, con più sicura conoscenza dei fatti. In tali condizioni debbo oggi, come nel passato anno, limitarmi ad esporvi, conversando con voi alla buona, quelle idee che, a proposito della Dante Alighieri, spontaneamente mi vengono innanzi. E voi mi scuserete, io spero, se toccherò argomenti diversi, e non sempre fra loro collegati. 

Incomincio da un concetto accennato anch’esso nel decorso anno, per renderlo alquanto più chiaro. Io dissi allora che la nostra Società non doveva, secondo me, occuparsi di politica. E mi fu osservato che, dopo una tal dichiarazione, ero entrato a capofitto nella politica. Per essere dunque più esplicito, dirò che la Dante Alighieri non deve, io credo, occuparsi di quello che si chiama irredentismo. Esso restringerebbe il campo della nostra azione, la quale mira, deve mirare a diffondere la lingua, la cultura, il pensiero nazionale ovunque sono Italiani nel mondo; desterebbe tutti quei sospetti che nascono quando si dice di voler fare una cosa, e se ne fa invece un’altra; susciterebbe mille diffidenze; dividerebbe gli animi che bisognerebbe invece unire in un comune pensiero; porrebbe ostacoli alla nostra azione appunto là dove abbiamo interesse maggiore di esercitarla più efficacemente. In questo senso la Dante Alighieri non è, non deve essere una Società politica...

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