Inaugurandosi, nel novembre 1897, a Milano, l’ottavo Congresso della Dante Alighieri, Pasquale Villari pronunziava, per l’occasione, il discorso seguente.

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SIGNORE E SIGNORI,

incomincio col ringraziare S.E. il sottosegretario di Stato, l’onorevole sindaco, il senatore Porro, delle cortesi e benevole parole da essi pronunziate sulla Società Dante Alighieri, ed anche verso di me, che ne sono ora presidente. Ringrazio poi il municipio di Milano e la Società Patriottica della festosa accoglienza che ci hanno fatta. 

Come presidente, io ho oggi il dovere di dire qualche parola sulla Società Dante Alighieri. Ma se voi ripensate, che dal 1890 al 1895, il mio illustre predecessore Ruggero Bonghi fece ogni anno uno splendido discorso su questo argomento stesso, ed altri ne fece per la fondazione di Comitati locali; se aggiungete che, nel passato anno, un eloquente discorso sullo scopo della nostra Società pronunziava anche il collega Ernesto Nathan; che dotti opuscoli e conferenze pubblicò il nostro valoroso segretario, professor Galanti, e che finalmente poco fa avete sentito dalla voce autorevole di S.E. il sottosegretario di Stato, quale è il vero concetto, il vero scopo della Dante Alighieri, voi sarete persuasi, io credo, che non è un artificio retorico il mio, se faccio appello alla vostra cortese e benevola indulgenza. Io spero perciò, che mi permetterete di fare non un lungo discorso, ma piuttosto una breve conversazione, nella quale v’anderò esponendo alcune idee, alcune osservazioni, più o meno slegate, che a proposito della Dante Alighieri si presentano ora al mio pensiero. E prima di tutto, o signori, vorrei dissipare alcuni equivoci, alcuni errori, che persistono ancora sullo scopo vero della Società nostra. Nonostante i molti discorsi fatti in contrario, vi sono sempre alcuni i quali credono che si tratti in sostanza d’una Società politica, che miri ad un irredentismo più o meno mascherato. Ma se ciò fosse, noi non saremmo fedeli né al nostro statuto, né al nostro programma, né alle esplicite dichiarazioni in molte occasioni ripetute. Il nostro statuto dice chiaro, che si tratta di diffondere la lingua e la cultura del paese, ovunque, fuori dei confini, si trovano Italiani. E quindi nell’America del Sud e nell’America del Nord, a Tunisi, in Alessandria d’Egitto, a Trento, a Trieste, in Corsica, a Malta, nel Cantone Ticino, ecc. Sarebbe strano davvero il voler raggiungere uno scopo così vasto, così generale, restringendolo dentro i limiti di una questione politica determinata. Qualunque sia la regione, qualunque sia il Governo sotto cui, fuori d’Italia, si trovano Italiani, essi hanno il diritto di promuovere il loro progresso intellettuale e morale, mantenendosi in relazione ideale colla madre patria. Noi miriamo ad agevolare, a promuovere questo loro progresso, con la diffusione fra loro tutti della lingua e della cultura nazionale. Questo è lo scopo, questa è la ragione vera della nostra Società...

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