Di Gerardo Bianco*

Nel suo primo discorso da Presidente della Dante Alighieri, pronunciato a Milano nel novembre 1897, Pasquale Villari ricordò di essere stato allievo e amico di Francesco De Sanctis (ivi, p. 22).

Quel rapporto, nato nella celebre scuola di Vico Bisi, tra il 1838 e il 1848, restò fondamentale nella formazione culturale e morale del Villari. Nella lettera a Camillo De Meis, al quale dedicò il frammento autobiografico del grande critico e politico irpino, e nella Introduzione allo scritto desanctisiano da lui curato e felicemente titolato La Giovinezza, egli evocò, con accenti appassionati, l’esperienza di quell’insegnamento1.

Dissapori e incomprensioni, e anche un diverso orientamento metodologico negli studi storici del Villari, attratto dal positivismo filosofico rispetto alla personalissima e originale lezione del De Sanctis, non giustificano il giudizio di Luigi Russo che considerò lo storico napoletano un “transfuga” della scuola desanctisiana2...

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*Presidente dell’ANIMI, Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia.