Di Lauro Rossi*

Nell’arco della sua lunga vita, Pasquale Villari (1826-1917) riuscì ad essere molte cose: uno dei più autorevoli storici della sua generazione, un uomo politico (fu deputato, senatore e Ministro dell’Istruzione nel biennio 1891-92), ma anche e soprattutto quello che oggi si chiamerebbe un intellettuale militante, con particolare riguardo ai problemi del Mezzogiorno. Le pagine che seguono riassumono un po’ tutte e tre queste sue attitudini.

Un monumento degno del primo Re d’Italia

Quando il 9 gennaio 1878 moriva Vittorio Emanuele II divenne opinione comune che, con la sua scomparsa, un’intera epoca fosse terminata. Si sentiva il bisogno, in altri termini, di celebrare, “monumentalizzare”, con lui, l’intera epopea risorgimentale. Tra le tante proposte avanzate, particolarmente apprezzata fu quella di Pasquale Villari, storico all’epoca già affermato, il quale, nel ribadire che “un monumento degno del primo Re d’Italia” non poteva essere che quello “eretto nello stesso tempo in onore suo e della Nazione”1, affermò che una grande raccolta di memorie e documenti che ricordasse l’età di cui quel sovrano era stato protagonista fosse il miglior modo per consegnarne la memoria. Ne parlò a Quintino Sella, allora presidente dell’Accademia dei Lincei, il quale lo riportò a sua volta al Ministro della Pubblica Istruzione Michele Coppino, che accolse con favore la proposta e il I giugno 1878 propose alla Camera di affidare il compito di “radunare tutti i documenti che riguardano la storia moderna del rivolgimento italiano” alla Biblioteca Vittorio Emanuele di Roma, concedendo “una speciale dotazione”2.

Villari ripropose il suo progetto al Convegno delle Deputazioni di storia patria riunitosi a Napoli nel settembre 18793, sempre più convinto dell’importanza di “una raccolta di libri, di opuscoli, di documenti, che servano ad illustrare la storia della nostra rivoluzione e del risorgimento italiano”. L’assise napoletana accolse in maniera assai favorevole la proposta, aprendo però al suo interno un acceso dibattito su quale dovesse ritenersi l’anno d’inizio della documentazione da raccogliere, che poi significava stabilire quale fosse la data alla quale far risalire le origini del Risorgimento. La risposta non era facile perché, all’epoca, il termine stesso era “tutt’altro che consolidato, ed estremamente incerto l’ambito cronologico a cui applicarlo”4. Nel corso dell’incontro napoletano furono avanzate diverse ipotesi. C’era chi proponeva il 1815 come termine a quo e chi, come Villari, propendeva per il 1847; alla fine prevalse la posizione di Carducci che negli eventi del 1796 vedeva “la genesi dell’Italia moderna”, il momento in cui “l’idea dell’unità nazionale comincia seriamente a balenare nella mente degli italiani e la bandiera nazionale a sventolare”5. Non solo ma Carducci propose anche di raccogliere, oltre ai libri, pure manoscritti e documenti, comprendendo tra questi anche poesie, disegni, caricature; tutte quelle carte, specificava, che fossero in grado di manifestare “il sentimento popolare”. Auspicò pure la partecipazione dei privati all’impresa, perché “certe curiosità – riteneva – sono difficili a ritrovarsi in commercio” 6.

E così alla fine l’assise napoletana votò una mozione nella quale chiedeva che il Ministro della Pubblica Istruzione assegnasse “un fondo speciale alla Biblioteca Vittorio Emanuele di Roma, per acquistare le opere, gli opuscoli, e i documenti tutti a stampa o inediti, originali od in copia, come poesie di argomento politico, rappresentazioni figurate, ritratti, caricature, autografi, medaglie, tessere ed altri ricordi, che riguardano il punto del risorgimento italiano, cominciando d’intorno al 1796”7.

Forte del voto del Congresso napoletano, Villari decise di portare la proposta direttamente in Parlamento, richiamando, nell’occasione, l’esempio del “grande Panizzi” il quale “nella Biblioteca del Museo britannico” aveva raccolto “libri e documenti che servivano alla storia della rivoluzione francese”8. Accolta la proposta, la Camera dotò la Biblioteca Vittorio Emanuele, a partire dal 1883, di un apposito sussidio di 4.000 lire annue, ridotto successivamente a 2.0009...

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*Storico e funzionario della Biblioteca di Storia moderna e contemporanea di Roma.