Sinossi a cura di Aldo Onorati
Come accennato prima, in Dante si accavallano dubbi continui, che Beatrice risolve a lui ed ai lettori (specie quelli coevi al Poeta). E la portata di essi è tale, che non sa a quale dare la precedenza nel porgerli alla sua guida (allo stesso modo di un uomo collocato fra due cibi ugualmente appetitosi che non sa decidersi con quale iniziare, e come un povero agnello che trema di fronte a due lupi feroci; così, un cane da caccia fra due daini). Ma Beatrice legge in Dio i desideri del Poeta e lo previene. Dante pensa perché mai, se un voto fatto viene interrotto dalla violenza altrui ma la persona (nel caso nostro le due suore Piccarda e Costanza) lo serba nel cuore, il merito scemi. L’altra perplessità riguarda il fatto se le anime tornino alla loro stella (secondo Platone: cfr. Timeo). Beatrice dichiara che risolverà il dubbio più insidioso: l’ubicazione vera degli spiriti.
“Mosè, Maria, Giovanni il Battista e l’Evangelista etc., hanno i loro “scanni” nello stesso luogo delle anime che ti sono apparse, sebbene la beatitudine non sia identica per ognuna. Che tu abbia incontrato questa folla di spiriti nel cielo più basso, è dato dal fatto che ti sia “sensibilmente chiaro” il loro stato, la loro condizione celeste. All’uomo è necessario vedere in rappresentazione concreta quanto poi gli si rivelerà in modo spirituale. Così la Bibbia descrive Dio con piedi e mani, ma intende altro. Ugualmente la Santa Chiesa rappresenta con aspetto umano gli arcangeli Gabriele, Michele e Raffaele.
Timeo, poi (egli è il protagonista dell’opera di Platone che si intitola al suo nome), anche se crede alle cose che dice, non va d’accordo con quello che qui si vede. Egli enuncia che l’anima ritorna alla stella da cui è partita quando si è unita al corpo per dargli vita, ma probabilmente il suo pensiero diverge dalle parole con cui è espresso e forse qualche punto di verità c’è. Se egli intende che a queste ‘ruote’ tornano il plauso e la deplorazione per influssi praticati in Terra, allora la sua affermazione ha una parte di verità. Questo principio (la teoria degli influssi astrali) male inteso, traviò quasi tutto il mondo (eccetto i monoteisti ebrei), tanto che gli astri assunsero il nome di alcuni dèi”. Ora, siccome la “lectio” di nominar può essere anche numinar, il significato cambia: i corpi astrali furono deificati (oppure vennero abitati dai numi).
Continua Beatrice: “L’altro dubbio contiene meno pericoli di allontanarti da me (la verità teologica). Che la giustizia di Dio possa apparire imperfetta al ragionamento dei mortali, è prova di fede e non d’eretica nequizia. Ma siccome il vostro intelletto può capire il problema, ti farò contento.
Ci sono due forme di volontà: quella assoluta e quella relativa. La prima non cede alla violenza; la seconda vi scende, diciamo così, a patti, accettandola parzialmente, come è accaduto a Piccarda e a Costanza, le quali si sottomisero alla forza coercitiva, rimanendo però fedeli al voto nell’intimità del cuore. La loro volontà spirituale, cioè assoluta, continuò nel voto, ma i fatti (quella relativa) non seguirono il proposito, altrimenti sarebbero tornate al convento appena libere. La volontà totale che portò san Lorenzo a farsi bruciare vivo e Muzio a carbonizzare la sua mano sul braciere è assai rara nel mondo”.
Non abbiamo notizie sicure sul fatto che le due suore rapite dal chiostro avrebbero avuto occasione e possibilità di tornarvi. Dante stesso non approfondisce la cosa (rimando i lettori al III canto). Comunque, il voto non compiuto per colpa di cause esterne, non nega alle anime di godere del Paradiso, anche se nel luogo più lontano da Dio.
Ma ecco sorgere in Dante un nuovo interrogativo: il contenuto dei voti può essere cambiato con altri? Al sorriso celestiale di Beatrice, pieno di faville d’amore, il Poeta sente quasi di venir meno e china gli occhi confuso.