XVII - MODESTIA (Matera)
Murgia materana - Transumanza delle mucche podoliche
Ogni anno, da generazioni, i massari guidano le proprie mandrie dalle valli ai monti della Basilicata, dai pascoli estivi in montagna a quelli invernali di pianura. Da Ferrandina, Tursi, Irsina e da Matera partono le mucche podoliche verso i pascoli delle montagne lagonegresi e potentine.

 

Sinossi a cura di Aldo Onorati
E’ il canto di passaggio dalla terza alla quarta cornice (gli accidiosi). E’ il tramonto. La nuvola scura si dirada. Il Poeta è rapito da tre visioni (che sono esempi d’ira punita). La prima – già accennata nel IX canto, ai vv. 13/15 – riguarda Progne tramutata in usignolo: per vendicarsi di Tereo, re della Tracia, a causa della violenza inferta da questi alla di lei sorella Filomela, ammazzò il figliolo Ati e lo fece mangiare al padre. Nella seconda appare un uomo crocifisso: è Aman (cfr: Antico testamento, Ester, 7-10), appeso al legno che aveva preparato lui stesso per Mardocheo (costui non lo venerava come Aman pretendeva, per cui ordinò di crocifiggerlo e sterminare il popolo ebraico, ma Ester, la moglie del re persiano Assuero, riferì al marito la crudele decisone del suo ministro; Assuero fece giustizia, appendendo il crudele collaboratore alla croce che questi aveva preparato per Aman). La terza riguarda il suicidio della regina Amata (cfr. Eneide, XII canto), disperata a causa delle nozze della figlia Lavinia con Enea. Ma quella specie di sogno ad occhi aperti viene interrotto da una luce accecante e da una voce che avverte: “Qui si sale”. Quel fulgore nascondeva l’angelo col suo stesso lume. Ed è bene riportare quanto sentenzia Virgilio: “Sì fa con noi, come l’uom si fa sego; / ché quale aspetta prego e l’uopo vede, / malignamente già si mette al nego”, cioè: l’angelo aveva indicato la via senza esserne richiesto, cosa che si dovrebbe fare anche fra noi in Terra, perché chi vede una persona nel bisogno e aspetta che lei chieda aiuto, già si dispone a un sordido diniego.
Virgilio sollecita il discepolo a muovere i passi prima che sia notte. E, salita la scala, appena furono al primo gradino, si sentì un battito d’ali e questa frase: “Beati i pacifici, esenti dall’ira perversa”.
Apparivano le prime stelle. Ma il Poeta sente venir meno le forze alle gambe. Erano ormai fermi alla fine della scala, come nave in porto. Così Dante chiede spiegazioni a Virgilio: quale peccato è punito nella nuova cornice? Segue un brano didattico di grande importanza circa la teoria dell’amore. E’ di non facile comprensione, ma necessario nell’economia generale del Purgatorio.
Chi parla è Virgilio: “L’amore del bene, fuorviato, qui (quiritta) si raddrizza al suo fine ultimo. Né il Creatore né la creatura furono mai privi del senso e della realtà dell’amore, sia quello naturale, sia quello scelto dalla volontà. Il primo è sempre privo di errore, ma il secondo corre il rischio di andar fuori strada perché indirizzato al male o perché lento e privo di calore. Ora, se l’amore d’animo punta a Dio, tenendo in secondo piano i beni terreni, non pecca; però, se esso si torce verso il male oppure con poco vigore punta al bene, è chiaro che la creatura fatta da Dio agisce contro il suo stesso Creatore. Da ciò puoi capire che amore deve necessariamente essere seme in voi d’ogni virtù e, al contrario, di ogni azione che meriti di essere punita. Da ciò consegue che, siccome l’amore non può distogliere l’attenzione dal proprio soggetto, l’individuo è tutelato dall’odiar se stesso; in ugual modo, siccome nessuna creatura è separabile dal Creatore, viene da sé che ogni creatura è impedita dall’odiare Dio. A questo punto, si può volere solo il male del prossimo, in tre maniere da voi uomini plasmati dal fango: c’è chi eccelle abbassando gli altri; chi teme di perdere il potere e la gloria appena un altro si eleva sopra di lui, e per ciò, nella cupa tristezza, desidera la sua sconfitta e rovina; inoltre, c’è chi, venendo offeso, studia ardentemente la vendetta in modo da “render pronto” il male altrui. Questo “triforme amor” si sconta con le punizioni viste nelle cornici sottostanti. Ora è necessario che tu, Dante, apprenda quanto riguarda l’amore vòlto al bene in misura debole: esso viene punito in questa zona. Nelle tre cornici successive viene redarguito il bene che non rende felici perché non contiene la “buona essenza” (Dio), la quale è radice e frutto d’ogni bene. L’amore eccessivo verso le cose terrene è punito nelle prossime tre cornici: avarizia e prodigalità, vizio della gola, lussuria; però, come si presenti diviso logicamente in tre parti non posso rivelartelo, affinché tu stesso possa intenderlo da solo.