VIII - MULIERES (Matera)
Festa della Madonna della Bruna - Vestizione della madre e del bambino
La festa della Bruna è la festa della Santa Patrona di Matera, Maria Santissima della Bruna. La Novena segna l’inizio dei festeggiamenti religiosi, la statua della Madonna è protagonista della cerimonia e di un rituale dove viene vestita e pettinata per mano delle fedeli. Dopo la preparazione Maria SS. della Bruna viene portata in processione per le vie del centro per poi tornare in Cattedrale dove verrà celebrata la Novena.

 

Sinossi a cura di Aldo Onorati
E’ il tramonto. Dante ce lo descrive in due delle più celebri terzine del Poema, amate dai romantici che videro in quei sei versi una sorta di anticipo della sensibilità romantica. E il brano sembra fare parte a sé, tanto è declamato indipendente dal seguito. Infatti, un punto e virgola stacca (e unisce a suo modo) il centro del racconto: “temp’era già che l’aere s’annerava”, quando Dante fu preso d’attenzione da una delle anime che, drizzatasi, faceva cenno con la mano perché la si ascoltasse. E’, l’ottavo, un canto di preghiera, in cui vengono ripetute le parole “dolce”, “dolcemente, “devotamente”, “gentile”, “pallido” e “umile”. Infatti, si intona il “Te lucis ante”, inno attribuito a sant’Ambrogio, col quale si chiede protezione dal serpente tentatore durante la notte. E’ un respiro poetico di altissima spiritualità. Tutte le anime unite fra loro nel canto della compieta, alzano gli occhi al cielo e, infatti, scendono dall’alto due angeli, biondi (colore opposto all’infernale nero), con due spade spuntate, con vesti e penne verde delicato, come quello delle foglie appena nate. Uno si dispose da un lato e uno da quello opposto, sì che la gente si strinse nel mezzo, come protetta. Sordello disse: “Vengono entrambi dal grembo di Maria, dopo l’implorazione del Salve Regina, a guardia della valle a causa del serpente che apparirà fra poco”. Ma il pellegrino è spaventato, in quanto ignora la via dalla quale la ‘mala striscia’ sarebbe penetrata nella valletta, perciò si stringe alle “fidate spalle” del suo maestro.
Sordello esprime il desiderio di scendere nella valletta per parlare con le anime. Dante dice di essere sceso solo di tre gradini (ma questo numero è emblematico: il Poeta lo usa anche per la larghezza del fiume Leté), quando si accorge di uno che lo guardava con interesse. Benché fosse il crepuscolo, i due riescono a cogliere nei reciproci sguardi un’intesa spirituale. Si avvicinano, e il pellegrino ha un’esclamazione di gioia quando si accorge che il suo amico Nino Visconti non è tra i rei, ma tra i destinati al Paradiso. “Nulla bel salutar tra noi si tacque”: è la gioia di rivedere un amico creduto perso nel regno della disperazione. Allora, Sordello si rivolse a Virgilio e Nino a Currado Malaspina per trasmettere la prodigiosa notizia della presenza di un vivo nel regno delle anime. Poi, ecco la richiesta da parte di Nino Visconti al pellegrino di ricordarsi di lui quando sarà tornato nel mondo: dovrà andare da Giovanna, sua figlia, a impetrare che preghi per lui, dal momento che Beatrice d’Este (moglie del Visconti e madre di Giovanna) si è dimenticata del marito, convolando a nuove nozze. Mentre Nino parlava, Dante mirava il firmamento, le stelle più lontane e più tarde nel loro moto. Ma Virgilio nota l’interesse del discepolo per le tre stelle luminose che contemplava, le quali sono apparse al posto delle quattro “luci sante” (v. 25, I canto). Queste sono il simbolo delle virtù teologali. Però, nel frattempo, appare l’ avversaro, forse la biscia “che diede ad Eva il cibo amaro”. E qui Dante usa una terzina potente nella descrizione del tentatore antico: “Tra l’erba e ‘ fior venia la mala striscia, / volgendo ad ora ad or la testa, e ‘l dosso / leccando come bestia che si liscia”. Però il serpente fuggì al solo sentir muovere le ali degli angeli. Ed ecco che Currado Malaspina dichiara di non essere “l’antico” (Corrado I) ma di discendere da lui (si tratta quindi di Corrado II; Dante fu ospite dei Malaspina nel 1306). Poiché l’incontro nel Purgatorio data nell’anno 1300, il Poeta dice di non essere stato mai nei paesi dei Malaspina, ma di aver sentito parlare bene di loro: “La vostra gente onorata continua a fregiarsi dell’insegna della munificenza e delle virtù militari”. Ma l’interlocutore, salutandolo, gli profetizza che entro sette anni, Dante stesso sperimenterà la generosità della sua famiglia di cui ha tessuto le lodi”. E’ un cenno all’esilio, che torna di continuo fin dall’Inferno.