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L’ITALIANO VA IN SCENA, IL PALCOSCENICO È IL MONDO INTERO

Mosca, Doha, Tirana, Città del Capo e altre 100 città: sono più di 180 gli eventi della Rete Dante per la XIX Settimana della Lingua italiana nel mondo “L’italiano sul palcoscenico”

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Sinossi a cura di Aldo Onorati
Mercoledì 13 aprile, anno giubilare, Cielo decimo, Empireo, la Rosa Mistica.
“Il contemplante, rivolto con amorosa reverenza a Maria, prese liberamente su di sé il compito di maestro, parlando per indicarmi anche l’assetto dell’anfiteatro dei beati. Iniziò dicendo che ai piedi della Madonna sedeva la bellissima Eva, il cui peccato la Vergine lavò generando Cristo. Nel terzo scalino in ordine decrescente, proprio sotto ad Eva è seduta Rachele (simbolo della vita contemplativa) insieme a Beatrice. Sara e Rebecca, Giuditta e Ruth, bisavola di David re di Israele, il quale cantò il ‘mea culpa’ e il ‘miserere mei’ per aver ammazzato Uria e per aver consumato l’adulterio con Betsabea moglie di Uria. Sono disposte una sotto l’altra, in modo digradante. Dal settimo gradino discendendo, come dal primo al settimo, seguono antiche donne ebree, le quali formano una separazione di tutti i petali della Rosa in quanto esse antividero la venuta di Gesù, cosicché da una parte stanno coloro che credettero nel Cristo venturo; dall’altra quelli che cedettero al Cristo venuto. Ma la zona occupata dai credenti in Gesù dopo la sua Resurrezione non è del tutto piena, in quanto ci sono seggi destinati a chi deve ancora raggiungere la pienezza della Fede. Come il glorioso scanno della Vergine ed altri sottostanti realizzano una divisione importante, allo stesso modo, sul lato antistante c’è il seggio di san Giovanni Battista che soffrì le privazioni del deserto e dello stesso martirio rimanendo sempre santo e poi patì per due anni l’Inferno, in quanto morì un biennio prima di Cristo restando nel Limbo in attesa della liberazione da parte di Gesù che, dopo la passione, discese agli Inferi. E sotto di lui sortirono l’analoga divisione san Francesco, san Benedetto e sant’Agostino ed altri fin qua giù di giro in giro (è da notare che sant’Agostino è presente solo qui, se si esclude un cenno al verso 120 del X canto). Ma la Provvidenza Divina riempirà ugualmente questo giardino (nel settore ancora vuoto di qualche seggio).
Nel gradino più basso godono la luce di Dio i bambini, i quali siedono lì non per aver meritato tanto alto luogo, ma grazie ai parenti che li hanno battezzati. Tuttavia non puoi comprendere, seguita san Bernardo, perché queste anime venute anzitempo al Cielo senza aver agito in vita per distinguersi nel bene, abbiano diverse gradazioni di beatitudine fra loro. Te lo spiegherò subito. Dio, nell’attimo in cui crea le anime, le dota di Grazia non nella stessa misura: e ciò dipende dalla Sua volontà, senza che noi possiamo capirlo. O meglio: se leggi le Sacre Scritture, riguardo Giacobbe ed Esaù, figli di Isacco, ti accorgerai della loro diversità totale già presente nel grembo di Rebecca. Da ciò puoi comprendere perché il Creatore incoroni ciascuno secondo la Grazia singolarmente elargita (Dante parla di “color de’ capelli”, v. 70, ed è bene tornare ai gemelli generati da Rebecca, dei quali Esaù li aveva rossi – mal segno presso gli Ebrei – e Jacob neri)”.
Alla luce della psicologia odierna, della psicanalisi, delle neuroscienze, del progresso della medicina, l’intuizione di Dante oltrepassa i concetti teologici dei contemporanei, teologi e filosofi, in quanto, come avverte il Nardi, si tratta “dell’irriducibile e originario carattere individuale della personalità. Ogni anima di fanciullo che si schiude alla luce è un nuovo piccolo mondo di sentimenti e di tendenze, che comincia a roteare nel cielo degli spiriti… Bisogna riconoscere che nessuno fra gli antichi ebbe del valore spirituale della personalità un senso più vivo e più forte di lui”.
Bernardo continua la spiegazione, dicendo che dalla creazione dell’uomo fino ad Abramo, perché i bambini si salvassero, era sufficiente la Fede dei genitori. Poi fu necessaria la circoncisione: aumentati i proseliti dell’idolatria, e la concupiscenza, fu posto un freno alla brama carnale. Ma giunta l’era della Grazia, i bambini morti senza il battesimo andarono nel Limbo, perché questo sacramento fu istituito da Cristo. “Ora contempla la Vergine, la Creatura che più somiglia a Lui”, conclude il Santo.
Dante vide piovere su di Lei tanta allegrezza (in senso di letizia recata dalle intelligenze angeliche) da stupirsi ancora, anche per la somiglianza con nostro Signore, e l’arcangelo Gabriele (colui che aveva portato la buona Novella alla Vergine), librò le sue ali davanti alla Madonna. “Rispose alla divina cantilena/ da tutte parti la beata corte,/ sì ch’ogni vista sen fe’ più serena” (v. 97-99): è un tripudio di canti, e qui sottolineo quanto osservato in Purgatorio: il primo spirito – tranne Catone guardiano del Monte - che il Pellegrino incontra, guarda caso è un musicista, Casella, e in Inferno non ne troviamo nessuno! Dante chiede a san Bernardo chi sia quell’angelo che dimostra tanto amore per la Regina del Cielo. Alla quale domanda avevano già risposto, se così possiamo dire, i versi 94-96, ma l’aggiunta amplia non tanto la spiegazione, quanto la Fede di Dante e la sua passione per Maria.
Dopo questa ripetizione per sottolineatura dell’importanza dell’ Annuncio, Bernardo invita Dante a guardare i grandi dignitari dell’impero celeste, giusto come dovrebbe esserlo quello sognato in Terra (si noterà che, mentre altre volte il Poeta si serve di definizioni medievali riguardo le cariche umane che simboleggiano i santi – baroni, conti, principi etc.-, ora si rifà ai tempi dell’Impero Romano coi nomi dei patrizi etc. e Maria è chiamata Augusta: inutile negarlo, l’idea di Monarchia Universale è trasferita per allegoria assoluta ed exemplum (?) nel più perfetto dei regni; non è un caso che uno dei primi e massimi dantisti dell’età contemporanea, Foscolo, definisca il Fiorentino “Ghibellin fuggiasco” e che i domenicani, nel 1380, bruciassero il Monarchia in piazza a Bologna).
Ecco la sistemazione dei grandi beati, in modo che siano più vicini alla Madonna: colui che le siede a sinistra è Adamo, a destra sta san Pietro (relativamente i capostipiti del popolo credente al Cristo venturo e al Cristo risorto). Siede accanto a lui san Giovanni il Battista, che antivedette i dolori futuri della Sposa di Gesù; accanto al primo uomo siede Mosé. Nella parte opposta della Rosa Mistica, di fronte a san Pietro, sta, alla parte opposta, Anna, la madre della Vergine, mai sazia di mirare sua figlia. Diametralmente opposta a Adamo siede santa Lucia che “chiese a Beatrice di venire in tuo aiuto, quando chinavi, a ruinar, le ciglia” (v. 137)”. Il tempo assegnato al Pellegrino fugge; bisogna fare come il bravo sarto che usa il panno secondo la necessità di confezionarlo.
Inizia dal verso 142 l’esortazione all’atto finale del viaggio: drizzare gli occhi al primo Amore, perché la contemplazione totale di Dante possa penetrare il più possibile nella misteriosa essenza. L’avvertimento serio, deciso e indubitabile di Bernardo è questo: “Bisogna, pregando, impetrare la grazia dalla sola che può aiutarti: Maria, perché tu, forse credendo di inoltrarti in questa difficilissima via con le tue uniche forze, corri il rischio certo di retrocedere. Segui in silenzio, ma con ardore totale, la mia preghiera, condividendola nell’intimo”.
L’ultimo verso (151) è già l’inizio del prossimo canto: “E cominciò questa santa orazione” (nelle diverse lectiones si alternano i due punti e il punto; conoscendo le difficoltà della punteggiatura antica e medievale, e non avendo l’originale della “Commedia”, non possiamo scegliere fra le due possibilità, né questa è la sede per tracciare seppure una breve storia della punteggiatura almeno dalla Grecia fino al Cinquecento).

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