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L’83° Congresso Internazionale della Società Dante Alighieri "Italia, Argentina, Mondo – L’italiano ci unisce si terrà a Buenos Aires, Argentina, tra il 18 e il 20 luglio 2019. Sarà il primo congresso mondiale della rete Dante ad essere organizzato fuori dal continente europeo: per la Società, il legame fraterno tra i paesi, alimentato per generazioni, è vitale.

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XXV - FOCUS (Cagliari/San Sperate)
Il Giardino di Pinuccio Sciola
Le pietre sonore sono sculture, di calcare e basalto, simili a grandi menhir. Lucidate e sfregate con le mani o con piccole pietre riescono a suonare come uno strumento.

 

Sinossi a cura di Aldo Onorati
E’ il canto di passaggio dalla 6° alla 7° cornice (quella dei lussuriosi). In questo spazio, si trattano questioni dottrinarie, didattiche, piuttosto difficili se ci spostiamo alla scienza e alla teologia del tempo di Dante. E, come accade quando il Poeta costringe il verso ad esporre teorie oggi non molto discutibili o addirittura superate, o a parlare dell’astronomia, la lettura si fa faticosa, ma noi non siamo del parere di Benedetto Croce secondo il quale la poesia si stacca dalla “non poesia” con un taglio di forbici. La struttura unitaria della Commedia ha luci ed ombre, per cui, come dice Leo Spitzer, togliere un verso a Dante è come togliere la clava dalle mani di Ercole. D’altronde, Orazio osserva: “Indignor quandoque bonus dormitat Homerus”.
Siamo intorno all’ora nona (le tre pomeridiane); a Gerusalemme sono le tre del mattino. I poeti salgono l’estremo tratto di strettoia in salita per raggiungere l’ultimo giro del monte, diremmo oggi ‘in fila indiana’.
Io, narra Dante, mi trovavo nella condizione di un piccolo di cicogna che alza l’ala per volare ma subito dopo, ripensando al pericolo a cui –inesperto- va incontro, la riabbassa e recede dall’idea iniziale per cui Virgilio, leggendomi dentro, quasi mi ingiunse di parlare perché mi vedeva come un arco teso che non lascia scoccare la freccia. Ed ecco il quesito: come può uno spirito, senza l’involucro della carne mortale, dimagrire in quel modo orrendo che abbiamo visto? Al che Virgilio risponde accennando a Meleagro 1), quasi a significare che egli può dare spiegazioni sulla mitologia e la storia classiche, non su problemi di ordine teologico. Delega a tal compito Stazio, il quale, dopo due perifrasi che somigliano alla recusatio, volse il quesito con le cognizioni scientifiche del tempo dell’Alighieri, prese da Aristotele, san Tommaso, Alberto Magno e soprattutto da Avicenna, secondo cui le assimilazioni del cibo hanno quattro fasi: prima nello stomaco, poi nel fegato, quindi nelle vene che purificano il sangue che si raccoglierà così rinnovato nel cuore; infine, avverrà l’alimentazione di ogni organo del corpo, ma una porzione del tessuto sanguigno (oggi appunto definito tessuto liquido), diventa seme per la procreazione. Questo seme penetra nel “natural vasello” femminile, dove inizia la fecondazione. In quel preciso momento, sorge l’anima e si sviluppano gli organi sensitivi. “Fin qui”, aggiunge Stazio”, hai compreso, ma non puoi aver capito come il feto, da elemento animale, divenga uomo capace di parlare. Questo difficoltosissimo nodo ha tratto in errore un grande filosofo (Averroè), il quale sosteneva che l’anima sensitiva finisce con la morte, mentre l’anima razionale, o “intelletto possibile” è universale, poiché non trova luogo in nessuna zona individuale del corpo. Invece la verità è la seguente: appena la congiunzione del seme e della matrice femminile formano il feto, Dio crea l’anima individuale autocosciente.
Stazio intuisce la meraviglia dell’ascoltatore, e perciò aggiunge un esempio concreto preso dalla natura e dall’esperienza comune: il calore del sole diviene vino fuso all’umore che scorre nella vite. Allorché sopravviene la morte, l’anima si libera dalla carne senza vita, recando con sé l’umano e il divino che è nell’uomo. La memoria, l’intelligenza e la volontà (come afferma sant’Agostino nel De Trinitate) si rafforzano. L’anima, appena avviene il decesso della materia, raggiunge o l’Acheronte o la foce del Tevere (secondo che sia destinata all’Inferno o alla salvezza passando per il Purgatorio). E quando essa è arrivata al luogo destinatole, la virtù formativa, che aveva fatto iniziare la vita nel corpo materno, si irradia nell’aria e questa, come quando, piena di umidità, forma l’arcobaleno, allo stesso modo delinea i contorni dell’individuo divenuto spirito. Quindi, come la fiamma non è divisibile dal fuoco, così la forma virtuale data dall’aria segue sempre la nuova forma dell’anima, che è chiamata ombra. Ma da tale corpo aereo “organa poi / ciascun sentire infino a la veduta” (si riformano – sebbene virtualmente - ogni sembianza e senso). “Per questo ridiamo e parliamo, piangiamo ed emettiamo i sospiri che hai sentito su per il monte. A seconda che ci affliggono i desideri e gli altri affetti, il corpo aereo prende una forma o l’altra: questa è la cagione per cui tu ti sei meravigliato”.
Noi – riprende a narrare Dante – eravamo giunti all’ultima tortura (parola che ha due significati: l’uno, di tormento; l’altro, di “via rintorta”) e, svoltando a destra (in Inferno giravano sempre a sinistra: simbologia medievale), eravamo già attenti a un’altra situazione. Infatti, la ripa balestra fuori (lancia con forza) una fiamma che, però, viene tenuta lontana dall’orlo grazie a un vento che la spinge su e la fa rientrare un poco. La stradina percorribile era talmente stretta, che dovemmo uno dietro l’altro percorrerla sul ciglio esterno del cerchio, per cui Dante teme da una parte il fuoco e dall’altra di cader giù. Infatti, Virgilio avverte di tenere gli occhi attenti al passo, perché un piccolo errore sarebbe fatale”.
Ed ecco che le anime cantano: “Dio di immensa clemenza”, proprio in mezzo alle fiamme, tanto che Dante desidera di più voltarsi a guardarle che a controllare i piedi. Seguono, come accaduto in altri giri, esempi. Questa volta il primo è di castità, riferito alla Madonna (“Non conosco uomo”, rispose Maria al Nunzio della sua maternità voluta da Dio). Ad esso, che è di natura sacra, seguono, come sempre quelli profani. Diana scacciò dal bosco una delle sue ninfe, Callisto, perché era stata sedotta da Giove. Poi, gli esempi sono generici. Questo loda la castità e la fedeltà nel matrimonio. Comunque, tale pena di abbrustolirsi nel fuoco, è il rimedio che sanerà le ferite causate dalla lussuria.

l) Dante prende a piene mani dalle Metamorfosi di Ovidio, anche esaltando Virgilio e, qui, Stazio. Il debito dell’Alighieri verso Ovidio è enorme. Anche questo esempio è tratto dal famoso libro citato. Meleagro, figlio del re di Caledonia, e di Altea, non avrebbe avuto una vita lunga, secondo le Parche: la sua esistenza sarebbe durata il tempo che bruciasse un tizzo di legno. La madre, comprensibilmente atterrita al pensiero di perdere il figlioletto anzi tempo, spense il ciocco infiammato e lo nascose. Meleagro crebbe, ma uccise i fratelli di lei (?), per cui la madre rigettò nel fuoco il funebre tizzone.

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