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L’ITALIANO VA IN SCENA, IL PALCOSCENICO È IL MONDO INTERO

Mosca, Doha, Tirana, Città del Capo e altre 100 città: sono più di 180 gli eventi della Rete Dante per la XIX Settimana della Lingua italiana nel mondo “L’italiano sul palcoscenico”

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IX - LUX (Napoli)
Somma Vesuviana - Festa delle Lucerne
La Festa delle Lucerne si svolge ogni quattro anni nel
borgo medievale del Casamale, in provincia di Napoli. Si tratta di una antica celebrazione contadina dove protagoniste sono centinaia di piccole fiammelle accese in strutture dalle forme geometriche. Questo affascinante rituale anticipa la Festa della Madonna della Neve.

 

Sinossi a cura di Aldo Onorati
Dante e Virgilio salgono dalla valletta dei principi alla Porta del Purgatorio. Siamo nella notte tra il 10 e l’11 aprile (domenica e lunedì). Intorno alle nove di sera, Dante prende sonno sull’erba della valletta. Appena sorge l’alba, il Poeta sogna (e, secondo la credenza di quei tempi, i sogni più veritieri e profetici si facevano proprio quando la notte era lì lì a finire); sogna un’aquila con ali dorate che, piombando dall’alto su di lui, lo rapisce per portarlo in aria. Quando Dante si sveglia, impallidisce dalla paura, forse dallo smarrimento, perché non sapeva dove fosse rispetto al punto in cui lo aveva colto il sonno. Però Virgilio gli stava a fianco (questo bastava a rassicurarlo), e il sole era sorto (siamo alla seconda ora del giorno, cioè le otto, così come prima era la terza ora della notte: i quadranti del tempo erano divisi diversamente da oggi e il pellegrino volgeva gli occhi alla marina. Il maestro gli spiega che sono giunti alla porta del Purgatorio e che, nelle prime luci dell’alba, una donna, santa Lucia, lo prese sulle braccia per agevolargli il cammino. “Io la seguii, ed ella ti pose qui, dopo avermi mostrato coi suoi begli occhi l’entrata nella roccia, “poi ella e ‘l sonno ad uno se n’andaro”.

Una curiosità
Dante era un profondo devoto di santa Lucia, ma perché?
Come apprendiamo dal Convivio (III, ix, 13-16), il Poeta soffrì gravemente di una malattia agli occhi, verso i 30 anni. Si raccomandò a santa Lucia e guarì. Leggiamo alcune righe: “…Io fui esperto di questo l’anno medesimo che nacque questa canzone (tra il 1294 e il 1298: ndr), che per affaticare lo viso molto (visus: la vista: ndr), a studio di leggere, in tanto debilitati li spiriti visivi che le stelle mi pareano tutte d’alcuno albore ombrate. E per lunga riposanza in luoghi oscuri e freddi, e con affreddare lo corpo de l’occhio con l’acqua chiara, riunì’ sì la virtù disgregata che tornai nel primo buono stato de la vista. E così appaiono molte cagioni, per le ragioni notate, perché la stella puote parere non com’ella è”.

A questo punto della narrazione, Dante dichiara che da questo momento rafforzerà lo stile in base all’altezza della materia (v. 70-72).
Ecco la descrizione della porta che introduce nel Purgatorio vero e proprio. Vi sono tre scalini che conducono ad essa (il tre simbolico dell’Alighieri, simbolo della Trinità). Il portiere non faceva motto. Ma Dante non riuscì a reggere il fulgore del viso di lui: l’angelo guardiano, ministro di Dio, impugna una spada sguainata che riflette prepotente la luce del suo volto, tanto che Dante non poté rivolgere lo sguardo verso di lui.
In un rapido dialogo fra Virgilio e lo Spirito celeste, si decide di proseguire il cammino. Il primo scalino ha una base di pietra tersa, quale specchio. Il secondo è fra il rosso e il nero; il terzo “porfido mi parea, sì fiammeggiante / come sangue che fuor di vena spiccia”. La soglia pareva pietra di diamante: sopra di essa posava i piedi il Custode, al quale il pellegrino chiede di disserrare la porta, e l’angelo scrive, con la punta della spada, sette P (i sette peccati capitali) sulla fronte dell’Alighieri, ordinando: “Fa che lavi, /quando se’ dentro, queste piaghe”. Dal vestimento, l’Angelo estrae due chiavi: d’oro e d’argento, usando, per aprire, prima la seconda e poi la prima (le due chiavi che Cristo dette a Pietro e che l’Angelo guardiano ha avuto da lui). L’uscio di apre e il custode avverte: “Entrate, ma devo avvertirvi che non è possibile stare in Purgatorio se non si rimuovono nella mente i peccati fatti e rimessi”.
I cardini emisero un forte stridore, ma si unì a quel rumore un dolce “Te Deum laudamus”. Con quel misto di suoni pareva di stare in chiesa quando l’organo accompagna il coro e le parole si capiscono ‘or sì or no’.

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