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Il contributo integrale del Presidente della Società Dante Alighieri Andrea Riccardi nell'evento di apertura della XX Settimana della Lingua italiana nel mondo 
19 ottobre 2020, Farnesina

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Lingua è identità.
Le sfide della cultura italiana in tempo di crisi globale

 

La linea di questi anni per la Dante è stata – molti lo sanno – passare dal clima di Italnostalgia, in cui vivevano i nostri più di 400 Comitati, all’Italsimpatia, confermata dal Congresso di Buenos Aires: rete di amicizia, attrazione e consenso intorno al mondo italiano che è prodotto, innovazione, bellezza, creatività e tanto altro. E il mondo italiano attira e suscita simpatia. È una realtà. Ma, senza lingua, non c’è consistenza né identità. Anche il brand italiano può moltiplicarsi, ma, se non impastato di lingua, non tiene. Da tempo tentiamo di coinvolgere il mondo del privato poco sensibile a parlare italiano, a comprendere che il prodotto italiano si lega alla promozione linguistica. I nostri sensori nel mondo, però, ci dicono una vasta attrazione per la nostra lingua, terza o quarta più studiata che sia. Siamo obbligati quindi a tenere alte l’offerta e la qualità dell’insegnamento, sfidato da altre lingue che appaiono più utili.

Siamo testimoni di un nuovo senso di appartenenza all’italianità, di un legame con la lingua e la cultura che non è antagonistico con altre identità nel mondo globale e plurimo. L’italiano non è solo un veicolo di comunicazione, ma è percepito come una lingua che ha un contenuto umanistico: lo conferma pienamente Dante Alighieri. L’Italsimpatia e la lingua creano un’Italosfera, un mondo fatto di parole, cultura, prodotti, arte, radice, vivere all’italiana e via dicendo.

La pandemia ha messo in crisi le comunicazioni e l’insegnamento. Un questionario della Società Dante Alighieri ha fatto emergere, su un campione di 309 Comitati di 73 paesi (151 in Europa, 119 nelle Americhe, 12 dall’Oceania, 10 Asia, 9 Mediterraneo e 8 nell’Africa subsahariana), che il 51% ha sospeso le attività per la pandemia, il 48% le ha ridimensionate. La crisi è seria. Non solo della Dante ma soprattutto di tante scuole di lingua, nate per iniziativa privata o di associazioni, in Italia e nel mondo, che stentano e chiudono, di cui mi faccio voce.

La Sede Centrale ha intrapreso iniziative di sostegno ai Comitati: affitti, acquisti materiali didattici, oneri del personale docente, strumenti informatici e tecnologici. Ma non basta rincorrere i problemi. Invece che rattoppare con aiuti a pioggia, abbiamo tratto una lezione dalla crisi per un salto in avanti. Abbiamo scelto un’idea innovativa: una grande piattaforma su cui avviare un progetto multimediale. La piattaforma potrà anche combinarsi con l’insegnamento in presenza o sostituirlo. Consentirà un’offerta mista: oltre lo studio della lingua che è centrale, la formazione e l’aggiornamento dei docenti (che è una grande domanda) e divulgazione e cultura, in una rete in grado di raggiungere paesi come la Cina e la Russia.

La piattaforma Dante è il nostro contributo alle celebrazioni del settecentesimo anniversario della morte di Dante, nel marzo del 2021: è una riproposizione innovativa dell’insegnamento della lingua, convinti che essa ha un futuro e che la crisi è occasione di crescita, anche competitiva con i nostri omologhi europei, il British o il Cervantes.

Nell’incertezza dei tempi, appaiono incoraggianti le previsioni per l’immediato futuro, con il 62% dei Comitati Dante che ritiene che non ci saranno flessioni nella domanda d’italiano e che le modalità tecnologiche permetteranno di coinvolgere altri studenti. Un settore su cui occorre agire in fretta è però l’aggiornamento sulla didattica online. Dall’inchiesta, è emerso come, nonostante molti insegnanti abbiano risposto con corsi online fatti in casa, c’è bisogno di nuova formazione sulla didattica a distanza.

Vorrei confermare la continuità dei progetti didattici già avviati con il programma “Vivere all’Italiana”, con il supporto alla Scuola di Tirana, vero centro d’eccellenza per l’Albania; a Mosca, dove stiamo concretizzando l’integrazione nel Liceo italo Calvino, in Uruguay, con la riapertura dei corsi a Montevideo, nelle sedi dell’Africa, dove purtroppo assistiamo alle difficoltà incontrate dalla grande scuola di Asmara cui era stato offerto un programma di formazione docenti e la certificazione PLIDA, e ancora a Johannesburg e Cape Town.

Nonostante la crisi, non si tratta di gestire i resti di un sistema d’insegnamento nato nel passato e a esso legato, ma di realizzare la nostra convinzione: che nel mondo globale non solo c’è spazio per l’italiano, ma ce n’è bisogno. E che, senza l’italiano insegnato nel mondo, l’Italia è più piccola e il mondo è un po’ più povero. Chagall disse all’inaugurazione del museo a lui dedicato: “Se tutta la vita va inevitabilmente verso la sua fine, durante la nostra dobbiamo colorarla con i nostri colori di amore e di speranza”. Il mondo globale s’ingrigisce in processi di omologazione. Abbiamo la responsabilità di colorarlo in italiano, tra i colori di tante lingue.


Gli eventi nella rete Dante per la XX Settimana della lingua italiana nel mondo

Leggi qui una sintesi degli interventi nell'evento inaugurale presso il Mnistero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionae (Farnesina)