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Uno degli elementi che più mi interessa di Dante, come anche di Manzoni, è la sua capacità di cogliere e raccontare l’antropologia italiana. È per questo che, nonostante sia doveroso ricordare della fama mondiale che Dante ha raggiunto, bisogna sempre ricordare il peso che il Sommo Poeta ha per noi italiani, un punto di riferimento nel quale specchiarci.

Il respiro di Dante va così al di là delle contingenze storiche da comprenderci tutti. È proprio l'uomo messo a nudo nella sua molteplice natura; il suo è un messaggio eterno e universale e noi piccoli “gnomi” possiamo soltanto misurare con piccole tacche questa astratta idea del tempo.

Leggere Dante nel XXI secolo, riscoprire il carattere elettrico di certe letture classiche, l’influenza della Divina Commedia nei poeti contemporanei e nella letteratura straniera. Il poeta e saggista Valerio Magrelli, amante della Divina Commedia e dantista per vocazione, ha anche fornito una breve, personale, guida alla lettura del capolavoro dantesco: “Leggere Dante al di fuori del suo contesto è impossibile, ma contemporaneamente, e questa è la sfida, è importante restare ancorati al testo. […] In alcuni grandi testi come la Divina Commedia, come l’Ulisse di Joyce, le note non sono elementi esterni ma fanno parte dell’economia dell’opera. Sembra contraddittorio ma è così, ecco perché io sostengo che questo tipo di capolavoro non si può apprezzare senza le note. Togliere le note vuol dire perdere il filo che ci collega a loro anche se, evidentemente, non si può pretendere di fare una lettura legata alle note. Ecco le note vanno, secondo me, studiate prima e assorbite, dopo di che ci si può lanciare in una lettura, come hanno fatto Sermonti, Benigni e tanti altri. Ma senza un introito, senza una presentazione, senza una guida tutto ciò si perde.”