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Giorgio Biferali (Roma, 1988), dottorando di ricerca in Italianistica presso Sapienza Università di Roma, si occupa prevalentemente di letteratura contemporanea. Collabora con diverse riviste letterarie, tra le quali «L’Indice dei libri del mese», «Orlando», «L’immaginazione» e «Avanguardia». Inoltre, ha pubblicato Giorgio Manganelli. Amore, controfigura del nulla (Artemide, 2014) e, insieme a Paolo Di Paolo, Viaggio a Roma con Nanni Moretti (Lozzi, 2015).

[Estratto] Che rapporto aveva Manganelli con Dante? Manganelli pensava al classico come una sfida, come un complice, e soprattutto come un enigma:
“Alle spalle del classico come complice, sta un’altra, irreparabile definizione del classico: l’enigma. Non il significato, non la spiegazione, non il valore, non ciò che ci rivela a noi stessi, se non perché noi a noi stessi siamo e non possiamo non essere enigma.
E Dante, per Manganelli, non era altro che «il classico degli enigmi»: “Ed ora penso a Dante, il classico degli enigmi, alla sua opera ricoperta da una secolare incrostazione di chiose, note, note alle note; indispensabili, si sa, ma inutili, perché Dante è il poeta enigma, lo è consapevolmente”.