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Nata a Modena il 30 aprile 1990, Laurea Magistrale a Bologna in Italianistica, Culture Letterarie Europee, Scienze Linguistiche con una tesi in filologia dantesca: “D’Aristotile e di Plato e di molt’altri”, sulla questione della salvezza dei pagani nella "Commedia”. Nel 750° dalla nascita di Dante, crea su Twitter il progetto #unaterzinaalgiorno

A distanza di poco più di 750 anni, Dante rivela una drastica frammentazione linguistica, al punto che se si volessero calcolare le varianti del volgare italiano, non solo quelle principali ma anche quelle secondarie e sottosecondarie, si conterebbero più di mille loquele (Dve. I x 7). La considerazione di una tale varietà linguistica, accresciuta dall’osservazione diretta nel periodo dell’esilio, portano il poeta a definire il principio della continua e perpetua variazione delle lingue nel tempo (un concetto che per quanto sembri moderno vantava in realtà diversi precedenti, da Orazio a Restoro d’Arezzo). Dante traccia la prima carta linguistica dell’Italia, cogliendo con acuta sensibilità i tratti caratteristici di ogni parlata dialettale e fornendo di volta in volta veri e propri exempla. Con l’intento di cercare il volgare italiano che possa eleggersi a lingua comune, Dante inizia la rassegna dei volgari municipali, cominciando con l’eliminare dalla italica silva le peggiori parlate, paragonate a erbacce e rovi da estirpare.