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Dantista e storico della lingua italiana, è stato protagonista di un interessante esperimento di traduzione linguistica dell’Inferno dantesco nello slang giovanile di Milano. L’iniziativa, lanciata dalla sua pagina Facebook, ha portato alla creazione della Crasta Commedia: “Il punto di partenza è stato proprio linguistico, cioè il desiderio di far reagire un linguaggio basso, ultra-colloquiale e teoricamente buono solo per l’hip hop con la più alta poesia mai scritta, e dunque tentare una riscrittura all’apparenza impossibile. In quella che ho ribattezzato la Crasta Commedia, oltre a usare l’endecasillabo, ho rispettato numero di canti, numero di versi per canto, scansione delle varie sequenze del testo e successione di gironi e peccatori come nell’originale: volevo vedere cosa succedeva a ingabbiare la parodia nella esatta struttura dantesca. Ciò che ne è venuto […] dimostra che la poesia di Dante resiste a ogni tipo di “violenza”, riscrittura, rifacimento, traduzione più o meno crasta che sia!”. Una poesia immortale dunque, perfettamente viva ed appassionante oggi come allora “perché un lettore, di qualunque epoca, non può cessare di ascoltare la voce di chi ci pone dinnanzi ai più grandi temi che riguardano l’uomo, e cioè la vita, il nostro agire su questo mondo, con tutta la gamma di passioni e sentimenti, la realtà in tutti i suoi aspetti, e assieme Dio, la vita eterna, l’interrogarci sul senso profondo di ciò che facciamo, il rapporto con qualcosa che ci trascende. Dante insomma parla di tutto e di tutto ciò che più conta e che ci dovrebbe premere se ci vogliamo dire a pieno uomini”