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"Dante è la prima avanguardia italiana, da lui parte una tendenza divergente che arriva fino ai giorni nostri”. Il professor Francesco Muzzioli, esperto di Teoria della Letteratura ed autore di numerosi studi sulle scritture d’avanguardia, parte da questa affermazione per chiarire l’importanza che Dante ha avuto nella poesia novecentesca: "la linea dantesca si prolunga con le scritture anticlassiche, irregolari, eccedenti, come modello di un linguaggio estremamente dinamico, plurilingue e animato da più registri, una poesia che non rifugge ma cerca l’inserimento di temi che apparentemente non sono lirici, accogliendo nel suo corpo il discorso della politicità e della polemica: tutto questo ci porta fino agli autori di primo Novecento. Lì c’è una presenza di Dante non solo in d’Annunzio e Pascoli, ma soprattutto in Gozzano, in Rebora, in Campana e, per arrivare fino alle scritture più recenti, ancora nell’ambito della neoavanguardia in un autore come Edoardo Sanguineti. […] Ancora oggi, a chi non volesse rassegnarsi nell’alveo di generi stereotipati, la lezione di Dante, autore di un grande poema in buona sostanza narrativo, direi che rimane assolutamente imprescindibile".