Personaggi citati
Corso Donati
(quei che più n'ha colpa) Pg. XXIV, 82-87; (uomini) Pd. III, 106

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... quei (Corso) che più n'ha colpa (della corruzione di Firenze)
vegg' ïo a coda d'una bestia tratto
inver' la valle ove mai non si scolpa
(l'inferno).
La bestia ad ogne passo va più ratto,
crescendo sempre, fin ch'ella il percuote,
e lascia il corpo vilmente disfatto.

Nato intorno alla metà del sec. XIII, Corso Donati, fratello di Forese (Pg.) e di Piccarda, si caratterizzò presto per il suo carattere violento.
Rapì sua sorella dal monastero di S.Chiara a Firenze per darla in sposa a Rossellino della Tosa, stringendo così una parentela molto vantaggiosa per gli interessi della famiglia.
Ricoprì l'incarico di Podestà e di Capitano del Popolo in molte città toscane e romagnole, ma ogni volta che rientrava in Firenze era coinvolto nelle vicende più torbide della città. A causa dei suoi modi prepotenti, Corso fu spesso in urto anche con gli esponenti della sua stessa parte politica (si narra che nel 1296 Guido Cavalcanti cercò di ucciderlo pubblicamente).

Inf. VI, 64-68
... Dopo lunga tencione
verranno al sangue
(la zuffa di Calendimaggio), e la parte selvaggia (i Bianchi)
caccerà l'altra (i capi neri dopo la scoperta della congiura di Santa Trinita) con molta offensione,
Poi appresso convien che questa
(la parte Bianca) caggia
infra tre soli
(dopo tre anni), e che l'altra sormonti...

Scoperta la congiura di Santa Trinita, ordita dai Neri contro i Bianchi in quel momento al potere, Corso, che non si trovava a Firenze, venne condannato a morte, ma, con l'entrata in città di Carlo di Valois (Pg.), riprese il comando dei Neri di Firenze e firmò numerose condanne all'esilio di esponenti della parte avversa, fra cui quella di Dante.
Le sue trame non limpide, ora con una parte ora con l'altra, tuttavia, suscitarono il sospetto dei suoi numerosi nemici e Corso, nel 1308, fu accusato di tradimento dagli stessi Neri: tentò la fuga, ma fu presto catturato e ricondotto in città.
Il Villani narra che durante il ritorno a Firenze Corso fu trafitto dalla lancia di uno dei suoi custodi, mentre tentava la fuga lasciandosi cadere da cavallo ed il Benvenuto aggiunge che, cadendo, egli rimase impigliato ad una staffa ed il suo corpo fu trascinato e straziato dall'animale in corsa.

Quanto di questi racconti corrisponda alla verità non è possibile sapere, di certo in Dante si fusero diverse suggestioni: il disprezzo per la ferocia di Corso, cui è negato sempre perfino il ricordo del nome, le leggende medievali che narravano come i peccatori fossero portati direttamente all'inferno da cavalli al galoppo e la pena del trascinamento a coda di cavallo che gli statuti comunali prescrivevano per i traditori.