In occasione dell’evento sarà proiettato il video ‘don’t forget’ del regista Fariborz Kamkari, dedicato ai bambini di guerra

Si svolgerà il prossimo mercoledì 23 marzo, dalle ore 18, a Palazzo Firenze, l’incontro dal titolo “Identità erranti e diversità perseguitate sul filo della memoria”, promosso dalla Società Dante Alighieri in collaborazione con la Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco e con il supporto dell’Ambasciata della Repubblica di Armenia in Italia. Il tema dell’evento, che attualizza i contenuti della Convenzione per la Promozione e la Tutela delle diversità delle espressioni culturali istituita dall’UNESCO nel 2005 e ratificata dall’Italia nel 2007, vuole sottolineare l’importanza e la necessità – soprattutto nel momento attuale - del dialogo tra culture diverse e offre l’occasione per approfondire pagine di storia non abbastanza divulgate.

"Imperante oggi è la necessità di conoscere l'altro per evitare che la diversità venga temuta e, subito dopo, demonizzata - dichiara in vista dell’incontro l’Ambasciatore della Repubblica d’Armenia in Italia Sargis Ghazaryan -. All'inizio del XX secolo gli armeni sono stati vittime di discriminazione, deumanizzazione, fino a essere vittime di genocidio nell'Impero Ottomano, in un clima di diffusa indifferenza. Ecco noi vogliamo combattere l'indifferenza, vogliamo che i crimini contro l'umanità e i genocidi siano relegati ai libri di storia perché ogni volta che essi entrano di prepotenza nelle pagine della cronaca, noi abbiamo fallito."

La scrittrice italiana di origine armena Antonia Arslan, relatrice nel corso della manifestazione, aggiunge: "Cos'è un'identità errante se non il formarsi e lo stabilirsi di una diaspora, che inevitabilmente lotta per mantenere viva l'identità originaria di un popolo scacciato dalla patria che gli è stata negata, che cerca di difendere il tesoro della sua cultura originaria, dalla lingua al cibo, dall'arte ai mestieri, alle tecniche agricole, al controllo del territorio? E quali saranno le sfide da affrontare, le decisioni da prendere? La costruzione di una nuova patria non può prescindere dalla viva forza della tradizione, da conservare e vivificare attraverso il riconoscimento delle tragedie del passato e l'attiva -ma serena - costruzione del futuro."

Il regista curdo Fariborz Kamkari ricorda “come i diritti di ogni minoranza etnica e religiosa e la libertà di praticare la propria cultura e tradizione sia la misura del grado di democrazia di una società. Perché la democrazia è l’unico destino e l’unica via per la sopravvivenza delle minoranze, tutte per loro natura democratiche.”

Dopo i saluti istituzionali del Sovrintendente ai Conti della Società Dante Alighieri, Salvatore Italia, di Stefania Del Bravo, Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, e di S.E. l’Ambasciatore della Repubblica d’Armenia in Italia, Sargis Ghazaryan, seguiranno gli interventi di Pietro Neglie, Professore associatodi Storia Contemporanea all’Università di Trieste, di Antonia Arslan e del regista iraniano di origine curda Fariborz Kamkari.