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Domenica 20 marzo si ripropongono i riti e le tradizioni della Settimana Santa a Galtellì, il borgo che ospita nel Parco Letterario “Grazia Deledda”, tra i paesaggi più belli della Sardegna.
 
Galtellì, il paese reso immortale dal Premio Nobel per la Letteratura Grazia Deledda nel romanzo “Canne al Vento” (1912), si appresta a vivere uno dei momenti più significativi dell’anno. E’ infatti durante la Settimana Santa, tra le più coinvolgenti della Sardegna, che il sentimento religioso della comunità galtellinese raggiunge momenti di intensa emozione e partecipazione, che coinvolgono anche turisti e visitatori.
 
Durante la Settimana Santa di Galtellì fede e tradizione si mescolano in antichi riti di origine spagnola tramandati da secoli dalle due confraternite del borgo (Santa Rughe e Sas Animas), che accompagnano con antichi canti religiosi, in lingua sarda e latina, le diverse cerimonie.
 
Con la benedizione delle palme e degli ulivi e con lo scambio di “sos passios” nel giorno della Domenica delle Palme (duminica de prama) si apre la Settimana Santa. Alla cerimonia del Lavabo (su lavibus) del Giovedì Santo segue il rito di “Sas Ecresias”, processione lungo le antiche vie e le chiese del centro storico accompagnata dal suono martellante delle “metraculas”.
Lo stesso rito di ”Sas ecresias” inaugura al mattino il Venerdì di Passione (chenapura de passione) caratterizzato da un susseguirsi di riti sino al commovente “s’iscravamentu”, seguito dal partecipato “interru de Zesu Cristos“, confraternite e fedeli percorrono le vie del paese portando in processione il simulacro del Cristo Morto. 
 
Per chi visita Galtellì in quei giorni, di particolare interesse è la chiesa del SS. Crocifisso, soprattutto per i tesori d’arte che conserva al suo interno. Sorta con il nome di Santa Maria delle Torri in periodo medievale, venne ingrandita e reintitolata al SS. Crocifisso ai primi del 1400, con l’arrivo della miracolosa immagine del Cristo. 
La preziosa e misteriosa statua lignea, in stile gotico-toscano del XIV sec., rappresenta un Cristo dall’espressione dolce e rassegnata, dolorosa e composta, inchiodato su due assi di legno, con i capelli lunghi e spioventi sul dorso, dietro la nicchia dell’altare maggiore. La storia racconta che la statua sudò sangue per ben tre volte: nel 1520, nel 1612 e nel 1667. 
 
Grazia Deledda descrisse così la statua: “Il Cristo che sta dietro la tenda giallastra dell’altare, e che solo due volte all’anno viene mostrato al popolo, scende dal suo nascondiglio e cammina…” 
 
La Domenica di Pasqua (Duminica de Pasca) gli spari a salve dei fucilieri e il festante suono delle campagne suggellano “S’Incontru", suggestivo e antico rito che celebra e rievoca l’incontro del Cristo Risorto con la Madonna Addolorata.  
 
Tra i piatti tipici che caratterizzano la settimana della passione di Cristo di Galtellì segnaliamo la “sa minestra chin ambidda” (minestra con anguille), servita il giovedì santo durante una cena alla quale prendono parte solo i membri delle confraternite, e gli “sos coccorrois”, tipico dolce preparato con farina e vincotto mescolati ai segreti della tradizione.
 
Le confraternite di Galtellì curano minuziosamente la preparazione di ogni singolo particolare: intrecciano le foglie di palma che verranno offerte ai fedeli la Domenica delle Palme, e confezionano gli abiti indossati dalle statue nell’emozionante momento de S’Incuntru che avviene il giorno di Pasqua.
 
Occasione di condivisione e coinvolgimento per l’intera comunità è la paschisedda (Pasquetta), con visite dei luoghi deleddiani e degustazioni di prodotti tipici.
 
 
Per maggiori informazioni sul Parco Letterario Grazia Deledda e sui luoghi da visitare: http://www.parchiletterari.com/parchi/grazia-deledda/vita.php