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L’Italia creativa genera ricchezza ed occupazione. Secondo i dati diffusi dalla ricerca “Italia Creativa”, commissionata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e presentata mercoledì 20 gennaio alla Triennale di Milano alla presenza del ministro Dario Franceschini, nel 2014 il valore economico dell’industria della cultura è pari a 47 miliardi di euro (2,9% del pil nazionale) ed è in grado di generare quasi un milione di occupati. La ricerca offre un ricco quadro d’insieme sulle potenzialità di un’industria troppo spesso trascurata, che al contrario è capace di apportare un contributo decisamente rilevante all’economia del Paese.
Grande considerazione è stata data ai giovani operanti nel settore culturale. Il 41% degli occupati, infatti, ha un’età compresa tra i 15 e i 39 anni, a fronte di una media del 37% negli altri settori economici del Paese. L’industria culturale, dunque, si dimostra in Italia essere ad alto tasso di capitale umano, che si fonda sull’apporto intellettuale delle nuove generazioni: “Nei giovani si è sempre investito poco – ha dichiarato il ministro Franceschini ad Adnkronos – ma oggi abbiamo fatte scelte molto diverse mettendo 114 milioni di euro di fondi europei a disposizione delle industrie culturali e creative e per le card destinate ai diciottenni. Quanto alla ricerca, questa dimostra esattamente quanto i diversi settori dell’industria culturale italiana contribuiscano all’economia del Paese in termini di occupazione e fatturato. È nostro preciso dovere adoperarci per favorire al massimo ogni espressione di questo settore, garantendo le corrette condizioni di mercato, contrastando pirateria e contraffazione e riconoscendo il giusto compenso a chi vi opera con il proprio talento. Questo vuol dire pensare al futuro del nostro Paese e tornare a fare dell’Italia il Paese delle Arti e della Bellezza".
L’indagine, inoltre, segnala che nel settore l’86% dei ricavi, pari a circa 40,1 miliardi e al 2,5% del pil, e l’85% degli occupati, pari al 3,8% della forza lavoro, sono diretti, derivando da attività legate direttamente alla filiera creativa, quali la concezione, la produzione e la distribuzione di opere e servizi culturali e creativi. Un impresa che ancora, nonostante le enormi potenzialità del nostro Paese, rimane più debole rispetto, per esempio, alla vicina Francia, che vanta nel settore creativo 300mila occupati in più e 15 miliardi di valore in più. Un divario che si potrebbe colmare indirizzando meglio gli investimenti, perché quella della cultura è l'ultima grande impresa presente nel nostro Paese.