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Dalla Fiera della piccola e media editoria di Roma, Più Libri Più Liberi, arriva l'appello degli editori per convogliare le energie di tutti gli attori del mondo editoriale, inclusi i lettori, protagonisti e destinatari dell'appello, intorno a un progetto di rilancio del mercato, un "patto civile" che, per il bene di scrittori, editori e lettori, punti sulla qualità, la creatività e il territorio.

Il terreno perduto in anni di decremento di mercato e conseguenti difficoltà di tutto il sistema del libro, è in via di recupero, secondo quanto emerge dall'Indagine condotta da Nielsen sul mercato della piccola e media editoria, presentata ieri nell'ambito della Fiera.

L'AIE ammette di non avere risposte pronte all'uso per i problemi su cui invita a riflettere ma offre spunti di analisi e suggerimenti intorno a cui costruire un dibattito allargato.

Di seguito il testo dell'appello del Gruppo dei piccoli editori, da AIE.it.


Un "patto civile" per i lettori

"Dopo cinque anni di mercato editoriale con il segno meno, l’emorragia si sta fermando. Ma tutti sappiamo che nulla sarà come prima. Ci troviamo a operare in un mercato ristretto. Rispetto al 2010 di almeno un 25%. Come possiamo salvaguardare la buona salute del sistema e garantire il pluralismo delle voci e delle esigenze?

In Italia, rispetto ad altri paesi occidentali, abbiamo l’aggravante della diminuzione anche dei lettori (coloro che hanno letto almeno 1 libro nell’ultimo anno): – 6% negli ultimi due anni.

Di fronte a questo scenario la via “difensiva” o “rivendicativa” non è più sufficiente. La fase resistenziale è finita. Ora dobbiamo riattivare un forte attivismo civile, una maggiore consapevolezza della situazione e nuove formule da parte dei singoli attori della filiera editoriale, ma anche da parte dei lettori e di tutto il sistema politico e istituzionale.

Per questo, come editori piccoli e medi, in occasione della Fiera Più libri più liberi di Roma, vogliamo lanciare questo appello. A favore di tutti i lettori. Non presentiamo proposte, ma suggestioni e linee d’azione che facciano percepire la direzione che suggeriamo e con cui confrontarci.

1. Ridiscutere insieme le regole, a vantaggio dei lettori: è il momento un cui rivedere il modo con cui si è strutturato il mercato italiano e cercare di correggerne eventuali anomalie. Non è una questione che potrà affrontare un’istituzione regolatrice come l’Antitrust (che pure deve fare il suo mestiere controllando se sono rispettate formalmente le regole) ma dobbiamo affrontarlo tra tutti gli operatori del sistema (editori, agenti, librai, promotori, distributori, grossisti ecc.) con coraggio e visione.

2. Intensificare il rapporto con il territorio: la piccola e media editoria è presente in tutta Italia e non è concentrata nelle capitali del libro. Il rapporto con il territorio è una peculiarità dei piccoli e medi editori. Basta un dato per comprendere l’importanza della piccola e media editoria: nel mercato rappresenta (o le viene di fatto concesso) poco più del 10% delle risorse, ma produce oltre il 50% dei libri disponibili. La sua assenza renderebbe il panorama culturale molto meno ricco e vario. Ebbene, non sembra che le Regioni e i Comuni abbiano una piena consapevolezza del patrimonio culturale vivente che editori, librai e bibliotecari rappresentano. Ci impegneremo a dar vita a occasioni di incontro e confronto in tutti i territori italiani che ci vorranno ricevere, con l’obiettivo di far percepire l’importanza che “gli operatori del libro” possono rappresentare per la vita culturale dei singoli territori italiani.

3. Riattivare la comunicazione culturale: le riviste di cultura in Italia soffrono da tempo di una crisi economica e di rilevanza che solo di recente ha trovato qualche occasione di impegno comune. Vogliamo rafforzare tutte le forme di collaborazione, ma anche individuare nuove occasioni di diffusione, rendendo consapevoli anche i lettori, oltre agli operatori, che bisogna superare tutte le forme “passive” della comunicazione culturale. Le riviste culturali come comunità culturali sono un laboratorio in pieno fermento.

4. Una nuova ondata creativa: il fenomeno della piccola editoria italiana è nato con gli anni ’80 e si è sviluppato successivamente seguendone sostanzialmente l’imprinting: la ricerca di nuove patrie letterarie, l’affrontare temi inediti e questioni innovative, la riscoperta di opere o autori dimenticati, la ricerca di chicche e nicchie inesplorate. Oggi ci troviamo a un ricambio generazionale e nei prossimi anni all’arrivo sulla scena dei millennials: agevoliamo l’innovazione e il cambiamento.

5. Diventare più esigenti: dobbiamo rivendicare trasparenza e qualità. Verso il self publishing che rischia di deprezzare il lavoro di selezione e di editing editoriale. Verso gli Over the Top (Apple, Google, Amazon, Facebook e Microsoft) che stanno mettendo alla corda tutta la concorrenza senza offrirci supporti veramente qualitativi e in grado di valorizzare l’apporto contenutistico e creativo. Verso l’informazione complessiva del sistema editoriale (le classifiche, i dati, i soggetti) che deve garantire maggiore trasparenza e pieno accesso a tutti gli interlocutori in tutte le fasi del percorso editoriale.

Crediamo che la sfida sia impegnativa, ma la posta in gioco richieda azioni straordinarie.

Noi faremo la nostra parte."


a.c.

[Crediti immagine: www.aie.it]