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Il sistema produttivo culturale, generato da imprese che operano nel settore e non profit, muove nell’insieme in Italia, contribuendo all’attivazione di altri settori dell’economia nazionale, 250 miliardi di euro, pari al 17% del totale nazionale. Ad affermarlo è il Rapporto per il 2016, elaborato da “Symbola” e Unioncamere, dal titolo “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, presentato giovedì 23 gennaio dal ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini, dal presidente di “Symbola” Ermete Realacci e dal presidente di Unioncamere Ivan Lo Bello.
Secondo il rapporto la centralità del settore culturale in Italia è pienamente supportata dai numeri, che attestano la crescita occupazionale e l’effetto “moltiplicatore” degli investimenti nel settore, che produce 1,8 euro di crescita per ogni euro investito. Il sistema produttivo culturale e creativo, inoltre, dà occupazione a 1,5 milioni di persone (più del 6% del totale) ed è l’unica filiera a non aver risentito del quinquennio di crisi 2011/2015, periodo nel quale è cresciuto dello 0,6%. Le industrie culturali, inoltre, producono da sole quasi 33 miliardi di euro di valore aggiunto, dando lavoro a 487mila persone. Le arti visive e performative, invece, generano 7 miliardi di euro di ricchezza e quasi 127mila posti di lavoro, mentre ai settori di conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale si devono quasi 3 miliardi di euro di valore aggiunto.
Il Rapporto si conclude sottolineaando la notevole crescita fatta segnare da settori finora poco considerati in Italia, come il design (+10,8% per valore aggiunto e +13,8% per occupazione), i videogiochi (+3,7% per valore aggiunto e +1% per occupazione) e la musica (+3,0% per valore aggiunto).
"La cultura – ha dichiarato ad Adnkronos il presidente di “Symbola” Ermete Realacci - ha retto di più alla crisi e soprattutto è una scommessa sul futuro. Novanta miliardi sono il cuore della produzione legata direttamente alla cultura, 250 miliardi rappresentano l'attivazione negli altri settori, per esempio nel turismo. E' una chiave per leggere l'Italia, non solo per ciò che era, ma per ciò che può essere. Abbiano enormi problemi come Paese, ma quando l'Italia fa l'Italia e scommette su se stessa, sull'innovazione, sulla qualità e sulla bellezza è un Paese formidabile".