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I territori di confine che si aprono tra la scrittura giornalistica e quella letteraria sono molti, ma essere chiari e sintetici non è mai un male per chi voglia scrivere in modo interessante ed efficace. Questa 'regola aurea' è ancora più vera mentre l'interconnessione perpetua segna un confine impreciso per l'arena delle notizie. E se da un lato si confondono i limiti indispensabili a tenere separate l'invenzione e il resoconto del reale, se lo stile giornalistico si 'mescola' sempre di più con quello letterario, si moltiplicano le ibridazioni tra la scrittura personale di chi racconta le emozioni e quella 'tecnica' di chi vuole raccontare i fatti.

I prossimi festival del giornalismo sono ancora lontani: dovremo aspettare la primavera del 2016 per farci aggiornare su quanto il web abbia continuato a influire sulle tecnichedel giornalismo contemporaneo. Da ieri e fino all'8 dicembre si parlerà anche di questo a Più Libri più liberi, fiera della piccola e media editoria, dove troverete anche i nostri Parchi Letterari (ne abbiamo parlato qui). Si toccherà il tema del controllo e dell'affidabilità delle notizie che 'scorrono' liberamente nelle pagine dei social network.

Un tempo, prima dell'avvento della tecnologia della comunicazione, il problema era diverso. Al direttore di un giornale si affidavano infatti l'indirizzo delle strategie e le scelte redazionali. Il lettore riceveva un prodotto affidabile per definizinoe. L'autorevolezza delle testate non basta più a garantire la qualità dei contenuti, soffocati dal rumore comunicativo e dalla velocità delle interazioni.

Chissà come avrebbero reagito i nostri autori e giornalisti d'altri tempi esposti alle condizioni di scrittura che oggi consideriamo normali. Molti di loro, senza dubbio, avrebbero esasperato il loro rapporto di amore-odio con la carta stampata, anche se da quel rapporto sono usciti molti dei nostri grandi scrittori.

Italo Calvino fu anche cronista sportivo per "L'Unità" e per la stessa testata curò una rubrica intitolata "Taccuini di viaggio". Da quelle pagine, nel 1952, Carlo Salinari 'stroncò' il "Visconte dimezzato". Come Calvino, anche Carlo Levi scrisse dall'URSS "Il futuro ha un cuore antico" (1956) mentre Alberto Moravia intitolò il suo viaggio nell'ex unione delle repubbliche sovietiche "Un mese in URSS". 

A inizio Novecento fu giornalista, con altro spirito, Gabriele D'Annunzio. Così lo presentava Ugo Cafiero nel 1893: "In Gabriele d’ Annunzio prosatore e poeta si compendiano le più singolari qualità dell’ artista moderno e è assai difficile tra gli scrittori della sua generazione in Europa (egli non ha compiuto i trent’ anni) trovare uno che possa reggere al suo confronto, per la potenza tecnica e per la profondità della ricerca intellettuale". Uno stile ancora più distante da quello disincantato di Eugenio Montale, che considerava il giornalismo come il suo "secondo mestiere". 

Tra i molti nomi si può anche ricordare lo stile ripiegato e emotivo di  Tommaso Landolfi nelle sue cronache per il settimanale "Oggi" di Arrigo Benedetti, o con "Il Mondo" di Pannunzio e, infine, con il "Corriere della Sera". 

Il rapporto tra letteratura e giornalismo è ancora stretto. Andrea Camilleri, Daria Bignardi, Beppe Severgnini sono tre esempi di chi fa letteratura e anche giornalismo. Resta solo da capire se nell'arena 'virtuale' del web si stia profilando o meno uno stile letterario originale e inedito e se, in caso affermativo, si rivelerà capace di contaminare ulteriormente il territorio del resoconto giornalistico. O se, in un futuro distopico, si stia annidando una filosofia di vita capace di accogliere gli spunti lirici dell'immaginazione tra le maglie della realtà quotidiana. E anche questa, volendo, sarebbe una forma di virtualità.



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