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Chi immaginava la scuola del futuro vent’anni fa avrebbe scommesso tranquillamente sulla ampia diffusione dei computer o, attualizzando, di tutti i dispositivi elettronici come tablet e lavagne interattive.

La previsione è avverata soltanto a metà: la maggior parte degli studenti italiani continua a imparare formule e regole grammaticali scritte su una lavagna o sul classico libro di testo, appuntando tutto a penna su normalissimi quaderni. L’auspicata digitalizzazione della scuola, insomma, non c’è stata.

 

Per fortuna, si potrebbe aggiungere, dal momento che un recente studio OCSE (“Making the connection”, disponibile qui il confronto tra paesi censiti) ha dimostrato come l’uso dei computer ha effetti positivi soltanto se è moderato. Molti dei paesi che hanno investito in modo sostanzioso sulla digitalizzazione si trovano a dover fronteggiare un arretramento delle capacità degli studenti nella lettura, in matematica e nelle scienze. 09 15 scuoladigitale2
Che sia analogico o digitale, il dispositivo attraverso cui l’apprendimento avviene non è che una delle componenti del percorso formativo: l’Ocse sottolinea come sia necessario un ripensamento globale delle metodologie di insegnamento che consenta un avantamento nella qualità e che possano sfruttare pienamente le opportunità che i dispositivi digitali offrono. “Pensare prima di cliccare”, imparare a navigare in rete in modo costruttivo e formativo, evitare i ‘copincolla’ (che non consentono nessuna interiorizzazione né elaborazione critica), sono soltanto alcune delle direttrici su cui fondare la nuova strategia educativa.
Un monito importante per i paesi come il nostro che la digitalizzazione la stanno ancora – lentamente – intraprendendo.

AC