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Esprimersi nella lingua che abbiamo imparato nei primi anni della nostra vita significa poter dare voce alle emozioni più profonde. Gestire consapevolmente i contenuti che vogliamo condividere. Comunicare con gli altri in modo paritetico. Don Milani diceva che 'la parola rende uguali'.

Ed è vero che togliere a un essere umano la possibilità di esprimersi significa impedirgli di disegnare la sua mappa di interpretazioni personali del mondo che, come se fossero scatole cinesi, racchiude memorie collettive, letture dell'ambiente, evocazioni di fatti storici e luoghi naturali.

Esprimersi nella propria lingua è un diritto fondamentale dei sistemi democratici. Ecco perché l'Unesco, su proposta del Bangladesh, ha deciso di istituire una data simbolica per ricordare tale diritto legandolo alla data di una strage. Nel 1948, nel Pakistan occidentale, ci fu una rivolta, causata dalla decisione governativa di rendere l'urdu la sola lingua ufficiale in tutto il paese. Il bengali, parlato da una parte della popolazione, perdeva così la sua ufficialità, veniva 'declassato'. La rivolta e la repressione furono violente. 

In memoria di quei fatti, il 21 febbraio di ogni anno il mondo è invitato a ricordare che tutti gli esseri umani hanno il diritto di conservare il legame con il 'dna' della loro cultura, dalla quale scaturiscono anche le forme linguistiche.

Per comunicare è necessario condividere uno strumento comune. La lingua, la conoscenza della cultura che l'ha generata e i simboli che questa contiene. Nessuno meglio di un madrelingua può comprendere e spiegare i contenuti culturali di una comunità di parlanti (o segnanti). I monumenti, i paesaggi, le bellezze di un territorio, le eccellenze enogastronomiche o i luoghi da non perdere mentre si visita una destinazione.

La World Federation of Tourist Guide Association promuove dunque, sempre nella data del 21 febbraio, la Giornata internazionale delle guide turistiche, offrendo visite gratuite che permettono di conoscere le bellezze italiane e il lavoro delle persone che guidano i visitatori aconoscere dettagli su luoghi e fatti che in caso contrario resterebbero per loro invisibili. Facendo notare un particolare costruttivo, uno stile ricorrente, una particolare preparazione gastronomica, gli orari dei mezzi di trasporto e altri dettagli. Trasformando quasi magicamente le visite in esperienze. In fondo anche Virgilio è una 'guida' per Dante.

Ecco due occasioni nelle quali la lingua gioca un ruolo fondamentale: esprimersi nella lingua che fa parte della nostra storia e ascoltare parole su qualcosa che non conoscevamo sono due fasi della comunicazione. Come funziona la comunicazione?

Lo ha spiegato Umberto Eco, tra l'altro, nel suo celebre "Trattato di semiotica". Filosofo, semiologo, scrittore, tra i membri del Gruppo 63 di neoavanguardia (con Arbasino, Balestrini, Bonito Oliva, Manganelli, Pagliarani e molti altri, tra cui Amelia Rosselli), Eco fu tra i fondatori dell'Espresso. Giornalista, autore di saggi di estetica medievale, scrisse dell'estetica in San Tommaso (1958) e, in "Diario minimo", della celeberrima 'Fenomenologia di Mike Bongiorno' (1961), che è praticamente il primo esempio di critica televisiva.

Rimandiamo al sito www.umbertoeco.it per una rassegna più completa dei suoi scritti, citando un libro soltanto: 'La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea' (Laterza, 1993). Esiste la lingua perfetta? La ricerca è affascinante, riguarda anche, in modo diverso, il 'De vulgari eloquentia' di Dante e la 'Characteristica universalis' di Leibniz (nel 2016 saranno 300 anni dalla sua morte).

In questo campo, che le ricerche di Eco hanno arato profondamente, è fiorito un pensiero esemplare per la storia intellettuale del Novecento. Un pensiero che ci accompagnerà a lungo.

 

 


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