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La casa romana di Amelia Rosselli si trova nel rione Parione, in via del Corallo, vicino alla sede centrale della Società Dante Alighieri. Lei fu anche amica di Carlo Levi e, si dice, amica-innamorata di Rocco Scotellaro. In contatto con Zanzotto e Raboni, fu poetessa, saggista, giornalista, traduttrice e critica letteraria. Padroneggiava diverse lingue e scrisse in italiano, in lingua francese e in inglese.

La sua ricerca, del tutto originale, si espresse anche nel campo della metrica e della musicalità linguistica "Una problematica della forma poetica è stata per me sempre connessa a quella più strettamente musicale, e non ho mai in realtà scisso le due discipline, considerando la sillaba non solo come nesso ortografico ma anche come suono" (da Spazi metrici, 1962). Nella de-citazione, nel suono del silenzio o suono 'dell'idea' la poetica della Rosselli si concentrava sull'intuizione dei valori 'essenziali' del suono e del ritmo, della cifra numerica della poesia.

Qui, nel sito letteratura.Rai, parla del rapporto tra musica, metrica/matematica e poesia.

In cerca delle 'forme universali' della comunicazione, questa poetessa che meriterebbe di essere più conosciuta fu un'acuta e brillante ricercatrice dei modi del pensiero, della capacità conoscitiva dell'arte e della comunicazione plurilinguistica. Nata a Parigi dove il padre, Carlo Rosselli, si rifugiò dopo la fuga da una prigione fascista (sarebbe stato assassinato nel 1937), nel 1940 Amelia si trasferì con la madre Marion Cave in Inghilterra e negli USA. Qui iniziò gli studi musicali. In Italia dagli anni Cinquanta, fu scoperta da Pasolini che sensibilmente apprezzò le sue composizioni e la sua "grammatica di errori nell'uso delle consonanti e delle vocali". Pasolini accompagnava così la pubblicazione di ben 24 poesie di Rosselli sul "Menabò" di Italo Calvino.

L'ultima nevrosi, forse la più grande per Amelia, fu la perdita di Rocco Scotellaro. Il loro rapporto, che si era sempre mantenuto in una via di mezzo tra la grande amicizia e il grande amore, dopo la morte del 'sindaco poeta' le lasciò una sorta di ricordo sospeso. In quella e in altre sospensioni scrisse la gran parte delle sue pagini migliori.

Una curiosità: si chiamava Amelia anche la madre dei fratelli Carlo e Nello Rosselli.



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