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A Siena, vicino a Piazza del Campo, si trova la sede dell'istituto Tommaso Pendola. Ignoto ai più, ma fondamentale per l'approccio alla didattica rivolta alle persone sorde, l'istituto prende il nome dall'abate Tommaso Pendola, che nel 1824 iniziò a occuparsi dell'educazione di alcuni "sordomuti" (termine oggi inattuale e considerato discriminatorio). 

Pochi anni dopo Pendola riuscì a coinvolgere alcuni illustri senesi e con la collaborazione del nobile Grottanelli fu ideata la fondazione del Regio Istituto Sordomuti di Siena, del quale lo stesso abate fu il primo direttore. Successivamente fu aperto anche l’Istituto pubblico per sordomuti, nella sede di Via San Pietro n. 39 fino alla fine del giugno 1832. La sede attuale è quella che fu scelta successivamente, nella sede dell’ex Convento di Santa Margherita (attuale Via T.Pendola 35-43).

Nel 1835 l'istituto fu aperto anche alle ragazze, la cui direzione fu affidata alla Congregazione delle figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli. Fino alla chiusura, nel 1980, restarono in funzione una sezione materna e una femminile. 

Il dibattito sulla LIS ha attraversato varie fasi, tra l'altro con la sottoscrizione sulla piattaforma online Change.org di una petizione realizzata da Radio Kaos ItaLIS. I referenti della Camera e del Senato, nella figura dei due presidenti Laura Boldrini e Pietro Grasso, illustri studiosi come il Prof. Tullio De Mauro, personaggi di spettacolo come Daniele Silvestri, hanno aderito a promuovere la campagna. Il senso era, ed è rimasto, “riconoscere e promuovere l’uso della lingua dei segni”, come indicato dall’articolo 21 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia nel marzo 2009, ma ancora priva di una specifica norma di attuazione nel nostro Paese.

Il senso della proposta è che la lingua dei segni italiana, dotata di una sua propria struttura morfosintattica, è una vera lingua romanza, a tutti gli effetti. "La lingua è un potente strumento di comunicazione e trasmissione di idee e sentimenti; e quella dei segni è la prima lingua, la "madrelingua" di tante persone non udenti e la seconda o terza lingua per le loro famiglie e i loro amici." Questa la posizione di Viviane Reding, Commissario Europeo per la Giustizia, nel 2013.

La LIS, però, non trova riconoscimento in Italia, nonostante descriva il perimetro di una 'cultura segnata' e dunque una comunità linguistica e culturale a ogni effetto. Così come accade per altre lingue minoritarie, disse il professor Tullio De Mauro nel 2013, "esiste una difficoltà tradizionale, nel nostro ceto politico, a riconoscere le minoranze protette dall’articolo 6, cioè le minoranze linguistiche." E prosegue il linguista "Pensate che all’articolo 6 della Costituzione, datata 1 gennaio 1948, segue la prima legge di attuazione nel 1999. 51 anni per arrivare a una legge piuttosto banale, ovvia, che non avrebbe dovuto suscitare resistenze. In realtà qualche resistenza c’è e la legge del ’99 è biecamente territorialista. Intendo dire che tutela una lingua di minoranza solo nel territorio in cui è insediata" (intervento nel corso della tavola rotonda svoltasi a Montecitorio il 1° luglio 2013 sulla LIS).

Un territorialismo che forse si può superare anche grazie agli strumenti multimediali? Ci ha provato una brillante studentessa, Elena, che ha sviluppato MANIpolare per comunicare: kit ludico-educativo a basso costo realizzato con tecnologia 3D e Arduino, pensato come sussidio all’apprendimento della LIS. Qui un articolo e un'intervista di Gabriella Rocco.

 

vn