Il 21 ottobre a Siena il cielo era terso. Dopo l'arrampicata sul cosiddetto ‘facciatone’ (parte del progetto incompiuto dell’estensione del duomo, iniziata nel 1339) si poteva contemplare un panorama mozzafiato, da diversi punti di vista. Il cielo, ma anche la Divina Bellezza del Duomo di Siena in prospettiva diretta, la Torre del Mangia a Piazza del Campo senza bisogno di alzare lo sguardo. Si vedevano le luci della città della 'balzana' e del Palio che tremolavano nella notte fredda. Era da poco passata la mezzanotte.

La serata proponeva eventi di arte e letteratura, tra le 21 e le 24, all'interno del Museo dell’Opera Metropolitana, nell’ambito dei "Notturni dell’Opera". Il titolo era “Il Cielo sopra il Duomo”. L'invitato speciale della serata era il Sommo Poeta. Dante Alighieri, impersonato dall’attore Giovanni Terreni, che ha “declamato” passaggi della Divina Commedia nei quali ricorrono personaggi senesi. Una #Dantemania che non si è fatta fermare "dal soffiar di venti", piuttosto freschi nella notte autunnale.

La serata è iniziata nella Sala delle statue del Museo dell'OPA. Dal canto degli eretici (il X dell’Inferno) è iniziato un excursus sulle figure senesi citate nella Commedia. Farinata degli Uberti, fiorentino riparato in Siena con la famiglia nel 1258, per passare all’XI e XIII del Purgatorio con Provenzano e Sapia Salvani, fino alla celebre Pia de’ Tolomei (V canto): «"Deh, quando tu sarai tornato al mondo, e riposato de la lunga via", seguitò 'l terzo spirito al secondo,"Ricorditi di me, che son la Pia; Siena mi fé, disfecemi Maremma: salsi colui che 'nnanellata pria disposando m'avea con la sua gemma".»

E poi ancora Pier Pettinaio, già francescano e poi beato senese, in una citazione "interna" per bocca della stessa Sapia. Lei e il nipote Provenzano sarebbero dovuti comparire nell’Antipurgatorio e non nel Purgatorio stesso, per la gravità dei loro peccati: la superbia e l’invidia. ‘Graziato’ il primo per aver salvato un amico catturato attraverso un atto di abnegazione, anche la seconda fu salvata per le orazioni di Pier Pettinaio e per aver fatto costruire l’ospizio (ospitale) di Santa Maria lungo la via Francigena, ai piedi di Castiglioncello.

Tra i molti altri i celebri senesi citati da Dante anche Ghino di Tacco, che troviamo nella seconda novella della decima giornata del Decameron, quella dell’Abate di Cluny (Clignì), e nel VI canto del Purgatorio. La generosità valse al brigante un passaggio nel regno dei Purganti, e non una collocazione stabile nell’Inferno.

E ancora Pier delle Vigne, suicida nel XIII canto dell’Inferno, con la bellissima terzina «L'animo mio, per disdegnoso gusto,credendo col morir fuggir disdegno, ingiusto fece me contra me giusto.» e Lano da Siena, sempre nel XIII canto ma tra gli scialacquatori perché membro della Brigata della Consuma, o "Spendereccia" (citata da Boccaccio nella sesta giornata del Decameron, dove compare anche Guido Cavalcanti). 

Gustoso il riferimento agli alchimisti, collocati da Dante nel girone dei falsari al canto XXIX, con le figure senesi di Griffolino d’Arezzo, condannato a morte perché avrebbe detto per scherzo a Albero da Siena che gli avrebbe insegnato a volare. Purtroppo il nobile lo prese sul serio e sciaguratamente Albero non volò, mentre Griffolino fu mandato al rogo a Siena. 

Poco da ridere su questo destino, ma Dante era un uomo ironico e spende un po' di arguzia sulla vanagloria dei senesi (ricorderemo questa allusione alla vanità rileggendo l’XI del Purgatorio, perché anche Provenzano pecca per l'eccessiva stima di sé). Gli risponde il falsificatore di monete Capocchio da Siena, un altro alchimista che afferma di non voler ricordare né ‘Stricca’ (Stricca di Giovanni di Salimbeni?) oculatissimo spenditore, né suo fratello Niccolò, che sembrerebbe aver portato i chiodi di garofano, rari e costosi, nella ‘vana’ cucina di Siena. Gioa ricordare  ch Siena al tempo era città ricchissima e i suoi cittadini potevano permettersi di spendere molto. 

Qui la lettura dantesca della serata del 21 ha cambiato tema e ha lasciato spazio all'intervento degli Astrofili Senesi (UAS). Il Prof. Vincenzo Millucci, dell’Università di Siena, ha illustrato al pubblico la figura di Alessandro Piccolomini. Membro dell’Accademia degli Intronati (la prima, pare, accademia regolare italiana) e illustre astronomo nonché professore di filosofia, autore del libro “De le stelle fisse” e il primo (molti anni prima di Bayer) a contrassegnare le stelle in base alla loro attuale classificazione. Una lettera latina (Piccolomini, 1548), che poi sarebbe diventata una lettera greca (con Bayer, nel 1603), e la forma genitiva del nome latino della costellazione formano il nome attuale delle stelle: (Rigel) Beta Orionis,  Alfa Centauri, (Arturo) Alfa Bootis e così via.

Il cielo della notte del 21 ottobre 2015 presentava una Luna al primo quarto. Salendo in cima al “facciatone” senese, percorrendo due scale a chiocciola ripide e strette, sotto un vento battente si dimenticava il freddo mentre si ascoltava la spiegazione della volta celeste, e per guardare (grazie agli strumenti dell'UAS) il satellite naturale della Terra. Un buffet con degustazione di prodotti locali era stato preparato all’esterno del museo. 

Non è stata la prima serata senese dedicata all’osservazione del cielo e alla memoria di Dante Alighieri. Il 25 maggio, sempre per il 750° anniversario dalla nascita di Dante, sempre nel Museo dell’Opera, era stata proposta una selezione di letture dal Paradiso, con riferimento ai cieli della Luna, di Venere, di Giove e di Saturno.  

Il 12 settembre un evento analogo a San Gimignano, che prevedeva anche l’accompagnamento all’arpa di Antonella Natangelo e le letture dello stesso Giovanni Terreni. L’occasione si ispirava al V canto del Purgatorio, dove Virgilio invita Dante a mostrarsi fermo, dicendo così: «Vien dietro a me, e lascia dir le genti: sta come torre ferma, che non crolla già mai la cima per soffiar di venti».

 

 

VN