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L'autografo della dedica a Pound nella "Waste Land"

La “Waste Land” di T. S. Eliot è dedicata: "A Ezra Pound, il miglior fabbro" ("For Ezra Pound: il miglior fabbro"). Inserita nell'edizione del 1925 della "Terra desolata", la frase richiama il verso 117 del XXVI canto del Purgatorio dantesco. “Il miglior fabbro del parlare materno” (cioè della lingua volgare) è, per Dante, il trovatore Arnaut Daniel.

Eliot e Dante

Così ci viene presentato, in Dante, dalla figura di Guido Guinizzelli:

« O frate - disse -, questi ch'io ti cerno col dito - e additò un spirto innanzi - fu miglior fabbro del parlar materno. »

Ed ecco, poche terzine dopo, lo stesso “Daniello” che si presenta con una lunga sequenza di otto versi:

« Tan m'abellis vostre cortes deman,
qu'ieu no me puesc ni voill a vos cobrire.
Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan;
consiros vei la passada folor,
e vei jausen lo joi qu'esper, denan.
Ara vos prec, per aquella valor
que vos guida al som de l'escalina,
sovenha vos a temps de ma dolor! »

[« Tanto cortese e grato 'l dimandare, 
non voglio né mi posso a voi celare.
Io son Arnaut, e piango, nel cantare;
folle in passato, adesso triste in cuore
guardo a future gioie, da sperare.
Ora vi prego, in nome del valore
che vi porta su, in vetta allo scalare,
non vi scordate allor del mio dolore! »]

La sequenza si chiude con “Poi s'ascose nel foco che li affina.” Si tratta del fuoco catartico del Purgatorio, incaricato di emendare Daniello dal peccato della lussuria, ma il fuoco è anche l’elemento base del lavoro del fabbro. Il poeta è qui considerato “fabbro” della lingua materna, un ruolo analogo a quello che lo stesso Dante eserciterà in futuro, operando sulla materia linguistica del volgare italiano.

La superiorità delle forme metriche del Daniello, riconosciuta e affermata da Dante nel “De vulgari eloquentia”, avrebbe così ispirato alcune delle sue “Rime petrose”. La forma specifica nota come “sestina di Arnaut Daniel” o “di Arnaldo” fu in seguito impiegata da Francesco Petrarca e da altri autori, fino al Seicento. Sarebbe stata ripresa da scrittori più recenti come Giosue Carducci, Gabriele D’Annunzio e Giuseppe Ungaretti.

Eliot parla del suo rapporto con Dante in diversi lavori, tra cui “What Dante means to me” ("Cosa significa Dante per me", 1950): “Una delle cose interessanti che imparai cercando di imitare Dante in inglese fu la sua estrema difficoltà. […] in uno stile tanto puro e austero, nel quale ogni parola deve essere ‘funzionale’, si nota immediatamente la più piccola incertezza e imprecisione”, perché “nessun poeta ci convince più completamente che la parola che ha usato è quella che voleva, e che nessun’altra funziona”.

 

(Immagine: autografo di Eliot. Traduzione VN, 2015)


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