L'italianista, poeta, critico letterario Giorgio Bàrberi Squarotti è scomparso ieri, all'età di 87 anni. Laureato a Torino nel 1952, discusse una tesi su Giordano Bruno, del quale si è poi occupato in svariate pubblicazioni, accanto ad altri grandi autori come Giosue Carducci, Carlo Goldoni, Dante Alighieri, Torquato Tasso, Francesco Petrarca, Niccolò Machiavelli e molti altri, tra cui Carlo Emilio Gadda.

Dell'opera di alcuni intellettuali, per esempio Gabriele D’Annunzio, ha fornito un’interpretazione innovativa e profonda, dedicando anche pagine di riflessione alla letteratura antica come, per esempio, Le donne al potere e altre interpretazioni. Boccaccio e Ariosto (Manni, 2011). Un anno prima con La cicala, la forbice e l’ubriaco. Montale, Sbarbaro e altra Liguria (Giammarò ed. 2010) aveva raccolto nove saggi dedicati ai poeti liguri: Sbarbaro, e naturalmente Montale, ma anche Barile, Grande e Giudici disegnando una mappa "nella quale i diversi punti, anche se apparentemente lontani, sono in realtà, più o meno sottilmente, tutti tra loro in contatto sì da costruire una trama avvincente (e per nulla segnata dalla saccenza accademica) che rende conto di quanto l’arte e, dunque, anche la letteratura, sia un continuo lavorìo di dare e avere, di letture e modelli metabolizzati e fatti propri e anche, perché no, di allievi che superano i maestri così come di maestri che restano comunque inarrivabili."

Autore di numerosi saggi critici, come Astrazione e realtà (1960), Metodo Stile Storia (1962), Simboli e struttura dello stile del Pascoli (1967), La forma “tragica” del “Principe” e altri studi sul Machiavelli (1966), Camillo Sbarbaro (1968), Il gesto improbabile. Da tre saggi su Gabriele D’Annunzio (1971), Gli inferi e il labirinto da Pascoli a Montale (1974), Poesia e ideologia borghese (1976), il celebre Il potere della parola (1984), ma anche di libri di poesia, a partire da La voce roca (1960), Labirinto d’amore (1973), Il velo (1975), Finzione e dolore (1977), Notizie della vita (1977), Ritratto d’intellettuale (1981) o Dal fondo del tempio (1999). Barberi Squarotti ha anche scritto, in tempi più recenti, Le langhe e i sogni, Le foglie di Sibilla e Il giullare di Nôtre-Dame des Neiges. Ricordato anche per aver insegnato letteratura italiana, tra il 1967 e il 1999, all'Università di Torino, fu direttore, con Angelo Jacomuzzi, di Letteratura e critica: antologia della critica letteraria (D'Anna, prima edizione nel 1967) e di Critica dantesca: antologia di studi e letture del Novecento (prima ed. 1970) e responsabile del Grande dizionario della lingua italiana UTET. Con Gian Luigi Beccaria, Marziano Guglielminetti e Giorgio Caproni istituì la Biennale di Poesia di Alessandria nel 1981 e contribuisce quattro anni dopo all'avvio della Fondazione Marino Piazzolla. Presente in rassegne nazionali e internazionali, questa Fondazione si distingue per aver conferito premi letterari a autori viventi, o alla memoria, ma anche per la concessione di borse di studio a giovani studiosi e ricercatori. Conferisce anche premi di poesia.

Anche in poesia Bàrberi Squarotti seppe dar prova di un'attenzione vibrante ai fenomeni sociali e contemporanei, pur senza perdere di vista una visione altra" che lega ricordi familiari, nel succedersi delle stagioni, ai tempi della vita. Salutiamo il poeta riportando qui un suo componimento, dal titolo "Resurrezione" (1° aprile 2002):

L’albicocco rinato d’improvviso
e le foglie già lucide e scurite
come per piena luce e intatti i petali;
esitando si arrampica sul ramo
scabro il gattino nero ch’è scomparso
in autunno di tanti anni fa, il pino
che sembrò fulminato da una nuvola
buia di grandine e di falsi folgori;
bussa al cancello ansiosa la vicina
ancora un po’ tremante, recando ireos
impalliditi e gigli, e il contadino
con le ultime mele d’altri inverni
rimaste nella paglia sotto i travi
dove c’è ancora il segno della corda;
c’è un soffio di vento mite quando esce
dalla porta mia madre, rivolto il trepido
timore verso le altre voci ancora
un po’ incerte; il sole s’alza da estremi
sogni di nuvole o nebbie, nel giorno
che proclama trionfante l’anelito
di nuova vita, dopo i tempi oscuri
e confusi di lunghissime piogge
e silenzio.

 

 

vn