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Ogni settimana consigliamo una nostra selezione tra narrativa e saggistica di autori italiani. Buona lettura!
 
Scritti a mano
di Matteo Motolese
Garzanti
20 euro, 320 pagine
 
La forza narrativa del Decameron di Boccaccio. La potenza visionaria dell’Orlando furioso di Ariosto. La disarmante bellezza delle Operette morali di Leopardi. Siamo abituati a pensare ai capolavori della letteratura come a qualcosa di immobile e perfetto. Ma c’è stato un momento in cui anche le grandi opere hanno avuto una forma incerta, fragile, provvisoria. Partendo da otto manoscritti d’autore, Matteo Motolese guida il lettore in un viaggio appassionante attraverso biblioteche e collezioni private nel cuore della creazione letteraria. Dal codice su cui Boccaccio, ormai anziano, copia per un’ultima volta le sue novelle al taccuino da tasca su cui Montale scrive con una semplice biro una delle poesie d’amore più belle del Novecento. Dalle pergamene bianchissime su cui Petrarca dà la forma finale al Canzoniere fino al quaderno di una papéterie parigina su cui Eco costruisce la trama del Nome della rosa. Storia dopo storia, questo libro ci accompagna attraverso le trasformazioni della nostra lingua e ci permette di osservare da vicino l’attimo in cui il gesto quotidiano e comune della scrittura dà vita a quella cosa eterna ma profondamente umana che chiamiamo letteratura.
 
Matteo Motolese (Roma, 1972) insegna Linguistica italiana all’Università «La Sapienza» di Roma. Dirige, insieme con Emilio Russo, il più importante censimento dei manoscritti autografi degli scrittori italiani. Collabora con il supplemento domenicale del «Sole 24 Ore».
 
 
Missione grande bellezza
di Alessandro Marzo Magno
Garzanti
20 euro, 320 pagine
 
L’Italia è un enorme museo a cielo aperto: nelle sue città, fra le sue colline, lungo le sue spettacolari coste sono nati alcuni dei più grandi capolavori artistici della nostra civiltà. Ma sono tante le opere create in Italia che hanno vissuto destini travagliati: rubate in guerra, a volte restituite a volte no, spesso perdute. Non c'è da stupirsi quindi che i più temuti personaggi della storia, da Napoleone fino a Hitler, abbiano preso di mira lo stivale d’Europa e i suoi tesori. Ma in loro difesa si sono battuti eroi, spesso sconosciuti, che hanno rischiato la vita per riportare in patria parte del bottino, e di cui oggi Alessandro Marzo Magno ricostruisce le gesta: Antonio Canova in missione a Parigi per conto del papa, l’ambiguo Rodolfo Siviero, agente segreto dall’oscuro passato, che ha dedicato tutta la vita al recupero delle opera trafugate dai nazisti. E poi ancora le Monuments Women italiane: Palma Bucarelli a Roma, Noemi Gabrielli a Torino e Genova, Fernanda Wittgens a Milano. Quasi come in un thriller, grazie alla capacità dell’autore di farci leggere il passato come una straordinaria avventura del presente, rivivono le storie coraggiose di quelle donne e di quegli uomini che hanno recuperato e messo in salvo la bellezza del nostro paese.
 
Alessandro Marzo Magno, veneziano, laureato in storia, vive e lavora tra Milano e Trieste. È stato per quasi dieci anni caposervizio esteri del settimanale «Diario». Ha pubblicato, tra l’altro, Il leone di Lissa. Viaggio in Dalmazia (2003), La carrozza di Venezia. Storia della gondola (2008), Piave. Cronache di un fiume sacro (2010), Atene 1687. Venezia, i turchi e la distruzione del Partenone (2011). Con Garzanti ha pubblicato L’alba dei libri (tradotto in inglese, giapponese, coreano e spagnolo), L’invenzione dei soldi (tradotto in coreano e in turco), entrambi anche in edizione economica, e Il genio del gusto (seconda edizione 2015).
 
 
A verdi lettere
di Giulio Iacoli
Franco Cesati Editore
18 euro, 174 pagine
 
Associato a significati disciplinari spesso divergenti e restrittivi, nella critica letteraria il paesaggio è spesso ricondotto al momento della sua affermazione in Occidente: la “scoperta” estetica da parte dei Romantici. A verdi lettere si propone come un aggiornamento interpretativo, inteso a rintracciare i tratti mutevoli del paesaggio contemporaneo a partire dal dialogo delle teorie, intercettando zone laterali della scrittura (gli episodi-cerniera di Deledda e Tozzi, le prose-documento di Zanzotto e Jaccottet) e altre poetiche, in equilibrio instabile fra regione e globalità: Atzeni e una Sardegna irriducibile al locus amoenus, Arminio e la sua esplorazione ininterrotta dell’Irpinia, del Sud e dei margini italiani, i modi di vedere nella narrativa emiliana degli ultimi decenni. Trova così conferma la centralità speculativa del paesaggio per lo studio letterario: manifestazione di sensibilità transculturale, snodo tematico, fra i diversi generi, di lunga durata, approccio metodologico dalle ricche implicazioni, dagli sviluppi talora impredicibili e sempre aperti.
 
Giulio Iacoli è Ricercatore presso l’Università di Parma, dove insegna Letterature comparate, Teoria e storia dei generi letterari, e Laboratorio di didattica della geografia (SSIS). Si occupa primariamente di temi e teorie fra la letteratura e le arti contemporanee, ed è autore di un volume dedicato allo spazio regionale di Celati e Tondelli (Atlante delle derive, Diabasis 2002). Collabora a riviste di analisi critica quali “Intersezioni?, “Moderna? e “Studi culturali?, e figura nella redazione di “Scritture migranti?.