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Ogni settimana consigliamo una nostra selezione tra narrativa e saggistica di autori italiani. Buona lettura!
 
Il dialogo come stile
PAPA FRANCESCO
A cura di Brunetto Salvarani
EDB editore
pp. 240, 18,00 euro
 
Dopo anni in cui pareva quasi impronunciabile, la parola «dialogo» torna a risuonare con una certa frequenza in ambito tanto ecclesiale quanto sociale e civile. Archiviato il mantra dei pericoli del relativismo, è oggi papa Francesco a dare un contributo essenziale a questa svolta, con una serie di gesti e di discorsi che lasciano presagire l’inizio di una nuova stagione.
Il libro raccoglie i principali interventi che papa Bergoglio ha dedicato al tema, suddivisi in quattro ambiti: il dialogo ecumenico, cristiano-ebraico, interreligioso e interculturale. Ne emerge un magistero coraggioso e innovativo, che sul tema del dialogo sembra ridisegnare il modello dell’incontro interreligioso e interculturale, puntando sull’esperienza spirituale, la preghiera e l’ascolto.
 
AUTORE. FRANCESCO, JORGE MARIO BERGOGLIO (Buenos Aires, 1936), è papa dal 13 marzo 2013.
 
CURATORE. BRUNETTO SALVARANI è docente di Missiologia e Teologia del dialogo alla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna e negli Istituti di studi teologici di Bologna, Forlì, Modena e Rimini. Dirige il periodico del dialogo cristiano-ebraico QOL, fa parte del comitato editoriale della trasmissione di RAI 2 Protestantesimo e conduce, il sabato, la trasmissione radiofonica di Radio 3 Uomini e Profeti. Per EDB ha pubblicato Il dialogo è finito (EDB 22012) e ha curato La fragilità di Dio (EDB 22013) e I ponti di Babele (EDB 2015, con Paolo Naso). Tra i suoi libri recenti Guardate l’umiltà di Dio. Tutti gli scritti di Francesco d’Assisi (Garzanti 2014), La Bibbia di De André (Claudiana 2015) e L’Imitazione di Cristo (Garzanti 2015).
 
 
Le otto montagne
Paolo Cognetti
Einaudi
pp. 208, 18,50 euro
 
«Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa».
La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all'altro, silenzio, tempo e misura.
Lo sa bene Paolo Cognetti, che tra una vetta e una baita ambienta questo potentissimo romanzo.
Una storia di amicizia tra due ragazzi – e poi due uomini – cosí diversi da assomigliarsi, un viaggio avventuroso e spirituale fatto di fughe e tentativi di ritorno, alla continua ricerca di una strada per riconoscersi.
«Si può dire che abbia cominciato a scrivere questa storia quand'ero bambino, perché è una storia che mi appartiene quanto mi appartengono i miei stessi ricordi. In questi anni, quando mi chiedevano di cosa parla, rispondevo sempre: di due amici e una montagna. Sí, parla proprio di questo» (Paolo Cognetti).
Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po' scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l'orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia.
Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo «chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l'accesso» ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lí, ad aspettarlo, c'è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche.
Iniziano cosí estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri piú aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, «la cosa piú simile a un'educazione che abbia ricevuto da lui». Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito piú vero: «Eccola lí, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino». Un'eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.
 
Paolo Cognetti è nato a Milano nel 1978. Da anni si divide tra la città e una baita a duemila metri, e Il ragazzo selvatico (Terre di mezzo) è il suo diario di montagna. Con Sofia si veste sempre di nero (minimum fax) è stato finalista al premio Strega.
 
 
Medusa
di Luca Bernardi
Tunuè
12 euro, 136 pagine
 
Sulle montagne attorno a Bolzano qualcuno spinge una bimba da una scarpata. Dieci anni dopo, sulla costa tirrenica si scopre il corpo di un bambino annegato.
Nel frattempo, un ragazzo velleitario e disadattato, ossessionato dagli extraterrestri e dall’idea di compilare un dizionario che vada oltre il linguaggio, ciondola con i genitori in uno stabilimento balneare di lusso. Si invaghisce di un’adolescente, sfida marmocchi a ping-pong, fantastica sul futuro successo della sua opera. Durante una festa dai ricchi zii, le sue fissazioni si inaspriscono fino a spingerlo a fuggire con tre amici verso la costa opposta. Tra sogni di grandi imprese erotiche, manicomi, contatti alieni e appartamenti di prostitute, dovrà infine scontrarsi col più orribile dei propri segreti.
 
Luca Bernardi scrive un romanzo di formazione al contrario in cui crudeltà e intelligenza ballano avvinghiate sul confine tra la commedia e la tragedia, mentre la malattia mentale diventa un rifugio irrinunciabile per scansare traumi e colpe dal peso schiacciante. 
 
Luca Bernardi (1991) è cresciuto a Bolzano. Questo è il suo primo romanzo.