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Lo scorso 18 ottobre si sono conclusi a Firenze gli Stati Generali della lingua italiana: concludere però non è il verbo adatto, perché già sappiamo di avere un appuntamento certo, oltre all’incontro di verifica del prossimo anno, per la terza edizione di questo importante evento nell’ottobre 2018. La parola d’ordine è proprio continuità: poter contare su una serie così cadenzata di incontri garantisce una reale possibilità di programmazione e verifica di quanto suggerito dai gruppi riuniti dal MAECI intorno al tema della promozione della lingua italiana nel mondo. In questa edizione è stato possibile infatti raccogliere le idee per le nuove aree di intervento e valutare l’effetto delle proposte messe in campo due anni fa (due su tutte: l’istituzione della classe di concorso per insegnanti di italiano come LS/L2 e la realizzazione del portale sulla lingua italiana, che presenta in modo organico i dati sulla nostra lingua nel mondo).

Lo spirito che ha accomunato gli interventi di queste due giornate è stato di tipo fattivo: i cinque gruppi di lavoro si sono concentrati su argomenti diversi (italofonia, internazionalizzazione nelle università, uso delle tecnologie, certificazione, creatività), tutti affrontati però nell’ottica comune di individuare proposte operative (che a loro volta verranno sottoposte a verifica tra due anni). Un circolo virtuoso, dunque, che riporta prepotentemente all’attenzione degli addetti ai lavori l’urgenza degli interventi in favore della lingua italiana ma che allo stesso tempo, grazie al suggello istituzionale (apertura di Matteo Renzi, chiusura di Sergio Mattarella) rende visibile anche al grande pubblico la fortissima attrattività della lingua italiana: lingua viva, ma, soprattutto, come è stato più volte sottolineato, lingua amata.

Impossibile riassumere qui i dati, gli spunti e le proposte presentate durante gli interventi (varrà la pena di consultare il ricco libro bianco pubblicato dal MAECI e il già citato portale). Si può però insistere su alcuni concetti chiave, richiamati da molti relatori, parte dei quali, ed è un dato significativo, non italiani nativi:

- la necessità di guardare alla lingua italiana non più in modo nostalgico e orientato al passato, ma come un’opportunità per interpretare la complessità del mondo contemporaneo;
- l’importanza di fare sistema e condividere professionalità ed esperienze per essere competitivi nel gigantesco mercato globale delle lingue. L’italiano appartiene a un numero non troppo alto di parlanti nativi, ma è apprezzato da milioni di italici che si riconoscono nei valori culturali trasmessi da secoli dal nostro paese;
- la possibilità di integrare i nuovi cittadini italiani anche attraverso la lingua (tra gli impegni del governo si è ricordato quello del riconoscimento dell’identità legata alla conoscenza della lingua: ius linguae et culturae);
- far conoscere anche agli italiani gli ingredienti indissolubilmente associati dagli stranieri all’italianità (eleganza, armonia, arte, bellezza: in una parola, creatività).

La richiesta di italiano nel mondo è sempre più alta (quasi 2.300.000 studenti rispetto al 1.500.000 di studenti registrati nel 2014): una così grande dimostrazione di affetto deve essere ricambiata con un’offerta adeguata, sia a livello istituzionale (una comunicazione chiara e una burocrazia snella per chi arriva  in Italia; un’accoglienza su misura per gli studenti che si inseriscono nel sistema universitario italiano; una certificazione trasparente e funzionale) sia nell’offerta culturale (Rai, cinema, editoria), sia nella didattica (insegnanti sempre più preparati, capaci di combinare l’uso aggiornato della tecnologia con le capacità umane come mediatori culturali). Una scommessa su cui vale senz’altro la pena di investire.

Lucilla Pizzoli