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Ogni settimana consigliamo una nostra selezione tra narrativa e saggistica di autori italiani. Buona lettura!

Il paese dei segreti addii

di Mimmo Sammartino

Hacca

pagine 184, € 15

Un rivolo scarlatto come sangue sporcò la neve, che pareva un’offesa. E tutti pensarono che fosse accaduto qualcosa di irreparabile”. Comincia con un mistero di neve il Natale di Pietrafiorita. Sullo sfondo, un borgo d’Appennino che si spopola. Il paese dei segreti addii si fa guscio vuoto nel suo tempo lento e inesorabile.  In questo microcosmo, consuma la propria esistenza una umanità di margine: profeti, disertori, mutilati, angeli, zingari, ubriaconi, ninfomani, beghine, sordomuti, sciamani, musici falliti, sbirri, preti, truffatori, cantastorie. Uomini che partono per il mondo e qualche volta ripercorrono la strada a ritroso.  È qui che tornano a cercarsi i padri e i figli che si sono perduti. È qui che padri e figli imparano di nuovo a sognarsi. Pietrafiorita resta però lontananza. Sguardo d’Appennino che domanda al destino o alla fortuna se possa ancora esistere una terra di ritorno.  Eppure nel villaggio, refrattario a storia e geografia, dove tutto accade come un’eco, non sono risparmiati i dolori: la disfatta del Don, l’8 settembre, l’eruzione del Vesuvio, l’occupazione delle terre, la tragedia di Marcinelle. È qui che il vecchio Geremia, morto molti anni prima (come attesta inequivocabilmente la lapide piantata nel camposanto), può conoscere l’amore. Per gli occhi d’oliva di Giuditta, il sogno negato quand’era solo un ragazzo. E poi, in una fioritura di biancospini, per Giuditta Seconda, l’abbraccio di carne che viene quando il Senzanome ha già imparato a leggere il vento. Finché il tempo non torna a farsi profezia. Meraviglia dolente di un canto d’usignuolo. Finché un’alba di sangue non cade dal cielo, come una rivelazione. Come una ferita.

Mimmo Sammartino, giornalista e scrittore, è responsabile della Redazione di Potenza de «La Gazzetta del Mezzogiorno». Tra le altre collaborazioni, quelle con il quotidiano «Il Manifesto», il periodico «Avvenimenti», la Rai presso la sede regionale della Basilicata (Redazione giornalistica e Struttura Programmi). Ha pubblicato il racconto Vito ballava con le streghe (Sellerio editore, Palermo), premio speciale della Giuria per la Sezione Narrativa al Premio Letterario Basilicata 2005; Viandanti d’Herculia (Osanna editore, Venosa). È autore di testi per il teatro.

 

Skan-zo-na-ta. La canzone umoristica e satirica italiana da Petrolini a Caparezza

di Roberto Manfredi

Skira ed.

16,50 euro, 256 pagine

Da Petrolini a Caparezza passando per Arbore, Jannacci, Gaber, Benigni, I Gufi, Dario Fo, Skiantos, Elio e le Storie Tese... “Un libro come questo non l’ha mai scritto nessuno prima d’ora... Il background musicale di questo paese è ancorato al melodramma, alle storie di amori sofferti, persino tragici, eppure il primo disco italiano è stato ’A risa, il cui testo del ritornello è uno scoppio di risate. Si può dire, quindi, che l’industria italiana del disco sia nata ridendo.

Per tradizione, invece, la canzone è strappalacrime, l’importante è che non faccia pensare troppo. Chi potrebbe mai identificarsi con un foruncolo (la canzone di Fo) o con la Veronica di Jannacci, quella che la dava via in piedi al Carcano? O ancora con L’inno del corpo sciolto di Benigni? In queste pagine non si raccontano solo canzoni ma stili di vita, luoghi, persone, città, teatri, avventure. È il ritratto dell’Italia in musica.” (dalla prefazione di Alberto Tonti)

Roberto Manfredi, ex discografico, produttore di innumerevoli dischi di cantautori e comici italiani, autore televisivo di programmi musicali, produttore esecutivo di format televisivi, da “Markette” di Piero Chiambretti a “Crozza Alive” di Maurizio Crozza, regista e scrittore. Nel corso della carriera ha più volte collaborato con Nicola Arigliano, Dario Fo, Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Elio e le Storie Tese, Freak Antoni, Paolo Conte, Roberto Benigni, Fabrizio De André e tanti altri. Ha pubblicato Talent Shop (Arcana), Nu Ghe n’è e Freak: Odio il brodo (Wannaboo).

 

Luigi Ballerini. Poesie 1972-2015

a cura di Beppe Cavatorta

Mondadori

pagine 444, 24 euro

Da "eccetera. E", la raccolta d'esordio (1972), fino a "Se il tempo è matto" (2010), questo volume – curato da Beppe Cavatorta – racchiude l'intera opera di Luigi Ballerini finora pubblicata: le raccolte Che figurato muore (1988), Che oror l'orient (1991), Il terzo gode (1994), Stracci shakespeariani (1996), Uno monta la luna (2001) e il poemetto Cefalonia (2005). Si dà così conto di un universo poetico che ha nel linguaggio uno dei suoi centri nevralgici: lungo quarant'anni di poesia Ballerini si è dimostrato fedele a un progetto di ricerca che comporta sempre nuove partenze; un perpetuo viaggiare tra tempeste e bonacce ben sapendo di non poter mai approdare a un porto sicuro. Una sfida, necessaria alla sussistenza stessa della poesia, che da una prima fase di "apprendistato", nella quale Ballerini ha iniziato a costruire il proprio armamentario imparando dalla lezione gaddiana a desclerotizzare la parola, è passata per una breve ma fondamentale fase "oracolare" fondata sull'intuizione che le vibrazioni della lingua permettono di accedere a una conoscenza nuova, per giungere infine a una fase "ragionante", caratterizzata da un dettato discorsivo in cui la quotidianità, le responsabilità della consapevolezza, i tradimenti della storia parlano con la voce di una stravolta saggezza popolare. Una fase che, come dimostra il nucleo di recentissimi testi che chiudono la sezione "Poesie extravaganti", prosegue ancora oggi in un'inalterata necessità di sperimentare e di esplorare sempre nuove possibilità del linguaggio poetico.

Luigi Ballerini, (Milano, 1940) attualmente vive negli Stati Uniti, tra New York e Los Angeles, dove lavora come professore nel Dipartimento di Italiano dell’Università della California e di Los Angeles. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia, tra cui alcune opere bilingui (in italiano e dialetto milanese o in italiano e inglese). Come traduttore, Ballerini ha curato l’edizione italiana di Gertrude Stein, La sacra Emilia e altre poesie(Marsilio 1998). Tra le sue pubblicazionieccetera. E (1972), Che figurato muore (1988), Il terzo gode (1994), Uno monta la luna (2001),Cefalonia (Mondadori 2005), Se il tempo è matto(Mondadori 2010).