In questo palazzo nacque l’8 aprile 1906 Cesare Brandi, critico storico e filosofo dell’Arte, poeta e scrittore d’ineguagliabile finezza”. Questa è l’iscrizione contenuta nella targa posta sulla facciata del palazzo al civico 90 di via di Città a Siena, svelata dal sindaco Bruno Valentini, durante la giornata di studi su Cesare Brandi nel 110° anniversario della sua nascita, tenutasi nella città senese lo scorso 8 aprile. Cesare Brandi è stato un grande e illustre critico e storico dell'arte, teorico del restauro, esperto di estetica, raffinato scrittore e poeta. E’ importante - ha sottolineato il sindaco - “commemorare uno dei propri cittadini che, nel corso del Novecento, hanno maggiormente contribuito a nobilitare il nome di Siena a livello internazionale. Brandi è stato un intellettuale eclettico e nel suo percorso professionale ha incontrato grandi personaggi come Alberto Burri, con il quale ha dato vita a uno dei più appassionanti connubi artistici del secolo scorso. Per questo, abbiamo ritenuto opportuno dedicare un appuntamento di approfondimento sull’incontro e il confronto tra queste due straordinarie figure”. Il critico era riuscito a penetrare in pieno l’opera burriana:  “perché a una pittura che si è liberata dal soggetto, vogliamo imporgliene uno?”, affermava Cesare Brandi quando commentava l’opera di Alberto Burri. “ Burri è stato Burri anche grazie a come l’ha raccontato Brandi – ha sottolineato l’ex direttore del museo civico di Siena Mauro Civai – che è stato il primo ad approfondirne l’opera. Anche grazie alle iniziative promosse nel centenario della nascita del grande Maestro umbro, lo scorso anno, il momento appare davvero favorevole per rilanciare la corrispondenza tra queste due figure e la loro eredità, alla quale molto dobbiamo per la conoscenza dell’arte contemporanea nella nostra città”. Alessandro Masi, segretario generale della Società Dante Alighieri, nel suo intervento (Brandi e Burri: vite parallele), infine, ha rimarcato il grande contributo alla storia dell’arte contemporanea nato del connubio artistico di queste due insigni figure: “nel raccontare la storia dell’arte Brandi ha  sentito tutto il peso della responsabilità dello studioso d’arte, ma anche del filosofo intento a sviscerare nel profondo le meccaniche della percezione visiva fin dal suo nascere come atto di presa di coscienza della realtà e a svilupparsi nel più ampio orizzonte di valori condivisi. Non di meno Alberto Burri ha condiviso il senso di un’avventura che, sebbene trasposta sul piano materico dell’opera d’arte, ha presentato difficoltà semantiche e problematiche linguistiche in un tempo di accelerazioni di simboli e segni o, se si vuole, di segni e immagini, tanto per far piacere all’amico Cesare, in cui la modernità ha cambiato il volto del mondo”.