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Figura misteriosa e vero e proprio caso editoriale, anche a causa della sua identità nascosta, ancora ignota, che in questi anni ha appassionato ed affascinato i lettori italiani. Stiamo parlando di Elena Ferrante, autrice di una tetralogia (“L’amica geniale”, “Storia della bambina perduta”, “Storia del nuovo cognome”, “Storia di chi fugge e di chi resta”) che ha scalato le classifiche internazionali, affermandosi come un vero e proprio fenomeno letterario in tutto il mondo. Le opere della Ferrante, infatti, sono state tradotto in 36 lingue ed hanno venduto più di 300 mila copie nel Regno Unito e ben 800 mila negli Stati Uniti, tanto da modificare l’immaginario collettivo degli stranieri, incidendo sulla percezione della città di Napoli nel mondo e creando un turismo di matrice culturale, certificato da prestigiosi quotidiani come l’inglese “The Guardian” e l’americano “New York Times”.
Ma il successo della misteriosa scrittrice non accenna a fermarsi. L’autrice di "Storia della bambina perduta", infatti, è tra i tredici finalisti del prestigiosi riconoscimento internazionale “Man Booker Prize International”, il più importante premio letterario britannico, riservato ai migliori romanzi tradotti in inglese. I libri finalisti sono stati selezionati da una giuria presieduta da Boyd Tonkin, giornalista del quotidiano “Indipendent”, e costituita da David Bellos, direttore di un programma di traduzioni della “Princeton University”, da Tahmima Anam, antropologo, dallo studioso Daniel Medin e dalla poetessa Ruth Padel.
Il concorso, nato per valorizzare anche il lavoro dei traduttori, è il corrispettivo internazionale del più famoso “Man Booker Prize, che ogni anno viene assegnato al miglior romanzo inglese pubblicato in Gran Bretagna. Il prossimo 14 aprile verrà resa nota la lista dei sei libri finalisti, che si contenderanno il premio fino al 16 maggio, giorno nel quale sarà annunciato il vincitore. “Storia della bambina perduta” di Elena Ferrante, tradotto da Ann Goldstein, dovrà vedersela, tra gli altri, con i premi nobel Orhan Pamuk e Kenzaburō Ōe.