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Con le sue inconfondibili opere, realizzate in materiali insoliti come juta, plastica e ferro, Alberto Burri è stato senza dubbio uno degli artisti più influenti dell’arte europea e mondiale del secondo dopoguerra. La sua opera, però, è ancora poco nota in Germania. Per far fronte a questa mancanza, in collaborazione con la “Solomon R.Guggenheim Foundation” di New York, alla “Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen” di Dusseldorf è stata inaugurata un grande retrospettiva dedicata all’artista umbro, in esposizione nelle sale del museo tedesco dal 5 marzo al 3 luglio 2016. “Alberto Burri. Il trauma della pittura”, mette insieme circa 70 opere, esposte per la prima volta in Germania. “Il sua forte interesse per tutto ciò che è fatto di materia, ricopre un grande ruolo anche nell’arte più recente”, ha dichiarato la direttrice del museo Marion Ackermann, presentando alla stampa tedesca l’artista italiano. Ai capolavori di Burri saranno affiancate le opere di artisti internazionali, da Jannis Kounellis a Robert Rauschenberg a Cy Twombly, che documentano la forte autorevolezza dell’arte di Burri in ambito internazionale.
Con la sua estensione in rilievo del dipinto bidimensionale nello spazio, infatti, Burri ha creato alla fine degli anni ’40 un lavoro sul materiale e sull’estroflessione che ha condizionato profondamente gli artisti di numerosi movimenti artistici, dagli esponenti del Neo Dadaismo, a quelli dell’Arte povera. Burri è famoso nel mondo soprattutto per la serie dei “Sacchi”, opere realizzate con frammenti di sacchi di juta cuciti insieme, uniti a frammenti di abiti dismessi. Nella rassegna tedesca, però, saranno presenti esempi di tutti i diversi cicli di opere dell’artista: dai Catrami alle Muffe, fino alle Combustioni Plastiche, i Cretti e i tardi lavori in Cellotex. Con la celebre opera di “il Grande Cretto”, infine, Burri ha esteso le sue ricerche dalla tela al paesaggio. Il monumentale progetto di “Land Art”, realizzato sulle rovine delle mura di Gibellina distrutta da un terremoto, determinerà l’incontro tra Alberto Burri e Joseph Beuys. Grazie al film realizzato dall‘olandese Petra Noorkamp per la retrospettiva, anche questo insolito monumento sarà presente all’interno mostra.