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Raccontare Antonio Stradivari e le origini dell’arte liutaia cremonese nel mondo. È questo l’ambizioso obiettivo della mostra "Stradivarius: origins and legacy of the greatest violin maker", inaugurata lo scorso sabato 16 gennaio al "Musical Instrument Museum" di Phoenix, in Arizona. Fino al 5 giugno 2016 l’esposizione illustrerà al pubblico americano l’importanza dei liutai cremonesi nella cultura musicale del XVI secolo e il loro fondamentale ruolo nell’evoluzione della stessa nel corso dei secoli. In mostra, infatti, sarà possibile ammirare preziosi strumenti e pezzi unici della bottega Stradivari, affiancati a dettagliate ricostruzioni storiche. Lo strumento più antico in mostra è un violino del 1566, uno dei primi mai realizzati, destinato a Carlo IX re di Francia, ma numerosi sono i pezzi realizzati tra Sei e Settecento, periodo nel quale lavorarono a Cremona i Maestri liutai più famosi e celebrati.
Grazie ad una lunga serie di contributi multimediali registrati in Italia, il pubblico avrà la possibilità di conoscere la Val di Fiemme, dove crescono gli “abeti di risonanza”, il cui legno pregiato è materi prima dei violini, e le botteghe liutarie cremonesi, dove il legno si trasforma in arte. Il calendario espositivo, inoltre, è scandito da una serie di incontri, concerti e proiezioni, che declineranno il violino nelle sue diverse identità. Domenica 17 gennaio è stato inaugurato, infatti, il recital di Rachel Barton Pine, che pone a confronto, in un inconsueto duello, uno Stradivari ed un Guarneri. Giovedì 25 febbraio, invece, lo swing di Regina Carter proporrà inedite commistioni fra tradizione classica e jazz, mentre giovedì 24 marzo i riflettori si accenderanno su Midori Gotō.