La stagionalità del grano, l'immortale opera dei pupi, gli sfavillanti cromatismi delle ceramiche tradizionali e ancora la vita delle tonnare e il ciclo legato alla coltivazione dell'uva Zibibbo. Tesori immortali e senza tempo, che testimoniano e documentano i riti e le tradizioni secolari di una terra, la Sicilia, ancora fortemente ancorata ad una dimensione arcaica e legata a patrimoni intangibili. Dal tentativo di restituire al visitatore, almeno in parte, le suggestioni emozionali e visive di cui l'isola è portatore, è nata l'idea del museo "liquido", inaugurato lo scorso 13 ottobre all'interno del settecentesco Palazzo Bonocore di Palermo. Appena restaurato, il palazzo ha accolto una serie di immagini, proiettate su enormi "video wall", realizzate a partire dagli scatti del grande fotografo Melo Minnella ed ispirate dagli studi dell'antropologo Ignazio Buttitta, tradotti in immagini per l'occasione. All'interno del palazzo queste immagini, disposte in un lungo itinerario tematico suddiviso in ambienti, convivono con gli originali soffitti affrescati, creando un suggestivo cortocircuito, nel quale le tradizioni siciliane si affiancano alla storie di amorini, putti e fanciulle.
Le prime due sale dell'avvolgente percorso espositivo, sono dedicate ai riti propri del mondo contadino e del lavoro quotidiano, scanditi da tradizioni millenarie. Nella "Sala del Cubo", invece, si celebra il talento di pupari e ceramisti, legati alle celebrazioni popolari ed alle più antiche feste religiose. Il paesaggio, terrestre e marino, le feste legate alla mattanza e i prodotti alimentari, sono invece protagonisti delle ultime due sale del palazzo. Alle immagini, in ogni ambiente espositivo, sono affiancati esempi della produzione artistica sicilian: dai gioielli alle ceramiche, dai pupi alle celebri piastrelle.
Ideato e diretto da Lucio Tambuzzo, il museo multimediale sul patrimonio culturale siciliano accoglierà al suo interno ben 67 minuti di proiezioni, offrendo al visitatore un coinvolgente percorso espositivo, dal sicuro impatto visivo ed emozionale.
Interessante è anche la storia di Palazzo Bonocore, residenza aristocratica edificata all’inizio del XVI secolo, ed ampliato considerevolmente intorno alla metà del ‘700 da Francesco Gastone, che lo regalò alla figlia Margherita in occasione delle nozze con Francesco Antonio Lo Faso, duca di Serradifalco. Nel 1873 un ricco negoziante, Salvatore Bonocore, acquista il palazzo e a lui si deve il nome attuale. L’edificio oggi è di proprietà di privati, fatta eccezione per il piano nobile che appartiene alla Curia Arcivescovile di Palermo che lo ha appena restaurato.