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“Museo a cielo aperto”, “Bel Paese”, patria delle attrazioni artistiche, storiche e naturali. Sono solo alcuni degli stereotipi con i quali l'Italia viene spesso dipinta in patria e all'estero, dove resta una meta turistica ambita per la sua storia millenaria, la qualità della vita e il suo patrimonio storico ed artistico nazionale. Ma in che misura, in termini realmente quantificabili, queste caratteristiche rappresentano una reale opportunità per le diverse regioni italiane? E qual è l'effettiva vocazione culturale ed attrattiva di ogni singolo territorio? A queste domande ha provato a rispondere l'Istat all'interno del capitolo 5 del suo ultimo "Rapporto Annuale", nel quale una sezione è dedicata proprio al valore culturale dei singoli territori. In quest’ottica il rapporto ha preso in considerazione lo stretto legame che intercorre tra un territorio e le sue risorse culturali (tradizioni, prodotti, bellezze, saperi e competenze), concentrandosi sulla valutazione di tutte i beni materiali o delle attività che si fondano su un valore intangibile e simbolico, di nautra storica, estetica, artistica o identitaria. L'insieme delle risorse culturali legate ai territori vengono quindi suddivise in due principali categorie: quella del patrimonio
culturale e paesaggistico (relativa alla presenza fisica sul territorio di luoghi e beni
materiali di specifico interesse storico, artistico o ambientale, direttamente fruibili attraverso una partecipazione diretta) e quella del tessuto produttivo legata alla cultura (l’insieme di tutte le attività di produzione e distribuzione legate alle componenti culturali). In queste due categorie, dunque, rientrano musei, siti archeologici, monumenti, luoghi espositivi, festival, biblioteche, archivi di rilevanza nazionale, i borghi antichi più belli d’Italia, edifici dal valore storico e aree naturali sottoposte a regime di protezione per la loro qualità ambientale.
Attraverso una serie di indicatori selezionati per ciascuna delle categorie, l'Istat ha descritto la vocazione culturale e attrattiva di ciascun territorio italiano. La gran parte dei fenomeni culturali si concentra, ovviamente, nei principali poli artistici italiani: solo Firenze e Roma, città famose nel mondo per le loro capacità attrattive, fanno registrare più di 33 milioni di visitatori in musei e siti archologici, che raggiungono i 50 milioni con l'aggiunta di altre celebri mete turistiche come Torino, Milano, Venezia e Pompei. Per quanto riguarda l'imprenditoria culturale, invece, a primeggiare sono Roma e Milano, con 43mila unità locali e 113mila addetti, il 20% del totale nazionale.
Tra le regioni che coniugano felicemente arte e cultura con realtà imprenditoriali spicca la Toscana, in testa con il 22,9%, seguita dall'Umbria con il 10%. Se alle due regioni citate si unisce la Campania si crea un polo territoriale capace di mettere insieme 1.517 musei (un terzo del totale) e di accogliere ogni anno 72 milioni di visitatori.
Alla ricchezza culturale e paesaggistica, però, non sempre si affianca un'attività di formazione e produzione culturale di alto livello. E' il caso di molte regioni del Sud Italia (Sicilia e Puglia su tutte) che pagano anche un pesante ritardo sui servizi e sulle strutture attrattive e che, se adeguatamente valorizzate, si collocherebbero sicuramente tra le prime regioni italiane.