La voce è il veicolo dei concetti, ma anche delle emozioni. Attraverso la scelta di suoni, intensità e durate assomiglia alla musica e può diventare uno strumento di inclusione e creatività, anche quando non si usano le parole ma semplici atti di fonazione. Si possono mescolare parole "segnate", quelle della LIS (lingua dei segni italiana) con le parole cantate da un coro. Sono attività inclusive, che si sono dimostrate negli anni particolarmente efficaci per esempio con il celebre Sistema Abreu in Venezuela, dagli anni Settanta. Per svolgere queste attività sono richieste professionalità precise. I destinatari delle azioni inclusive basate sui principi del Sistema Abreu sono diversi, in Italia, rispetto al Sudamerica. Ecco perché sono nate iniziative che, pur ispirate al Sistema, sono autonome e si rivolgono a un pubblico differente. I Cori Mani Bianche, per esempio, accolgono persone con e senza disagio. Ciò che le accomuna al Sistema  è comunque la gratuità, condizione indispensabile per far parte della rete. Richiedono una gestione professionale da parte di persone formate per far lavorare insieme persone senza disagio, che però desiderano fare arte con chi deve fare i conti con un limite (fisico, psicologico, sociale). Le azioni, creative, inclusive, non ghettizzanti, si rivolgono in primis alle persone delle periferie urbane.

Esiste una branca della medicina, la "foniatria", che si occupa della diagnosi e trattamento delle patologie della comunicazione umana tra cui anche quelle relative alle turbe della parola, linguaggio e voce. Un convegno del 2016 - Lucca&Voce - ha voluto approfondire gli aspetti legati a un atto che per molti di noi è semplice e naturale: parlare. Non tutti lo fanno nello stesso modo. Chi soffre di patologie dell'udito, per esempio, anche se non è del tutto sordo può dover comunicare con altri strumenti che non sono la voce. Segnando. Ci sono persone che imparano una fonazione parziale, atto in ogni caso comunicativo. Possiamo pensare che il loro modo di comunicare non sia una "lingua" solo perché non la parlano come noi?

Il compianto prof. Tullio De Mauro si occupò lungamente delle questioni legate al riconoscimento della LIS la Lingua dei Segni Italiana, ossia la lingua "segnata" dalle persone sorde. Lingua segnata, e non linguaggio, perché si tratta di un idioma, con le sue regole sintattiche e le sue declinazioni dialettali e locali. Il "segno" che indica pane, per esempio, cambia da una regione all'altra in base alla diversa forme di panificazione (pagnotta, panino, schiacciata e così via).

De Mauro, nel 2013 (Sala del Mappamondo, Tavola rotonda per il riconoscimento della LIS come lingua) ricordò che "parliamo perlomeno di un milione di cittadini europei in condizione di segnanti, più le loro famiglie. In larghissima parte questi segnanti vivono la lingua dei segni come la loro lingua madre, mentre le lingue parlate, che eventualmente imparano a scrivere e a volte anche a parlare fonicamente, per loro sono lingue seconde."

Una lingua, ripetiamo, e non un linguaggio. Una lingua romanza. Una lingua che in Italia non si considera ufficialmente tale ma che ha anche una precisa "cultura sorda" di riferimento, che rischia di perdersi come le altre forme culturali che subiscono l'erosione delle rispettive lingue di riferimento. "Esiste, disse De Mauro, un fatto difficile da negare: esistono in Europa e in Italia delle lingue segnate, in Italia esiste la LIS, (...) una delle lingue di minoranza esistenti nel nostro paese, di cui tratta l’articolo 6 della nostra Costituzione. Si ricorda qui la necessità di tutela, ma ancora più interessanti sono gli articoli 2 e 3 , che pongono la questione in termini generali di diritti umani."

Se è una lingua è anche capace di produrre arte. Non sembri una considerazione inutile, perché l'idea di un coro dove si esibiscono anche persone sorde è un po' insolita. Il Coro Mani Bianche Roma, per esempio, che - nato come altri su ispirazione del celebre "Sistema" di Abreu - si rivolge a persone sorde, con disagio di vario genere, insieme a chi, senza patire disagio particolare, desidera comunque svolgere un'attività artistica e creativa scoprendo altri modi di comunicare. Il Coro Mani Bianche si è esibito il 25 gennaio anche nel corso della Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo, con la Piccola Orchestra di Torpignattara formata da giovani italiani, o immigrati di seconda generazione, a dimostrazione del fatto che l'inclusione può avvenire in molti modi diversi.

Alla conferenza, che ha trattato i temi della cooperazione su una scala molto ampia, ha partecipato anche il Presidente della Società Dante Alighieri Andrea Riccardi 

Ma, ci si può chiedere, come è possibile che persone con difficoltà di fonazione o anche sorde riescano a cantare? Abbiamo chiesto qualche informazione a Mimma Infantino, psicologa, psicoterapeuta e interprete LIS (Lingua dei Segni Italiana), che svolge anche attività didattiche per fondare altri Cori Mani Bianche in Italia. 

Chi, come e perché fa parte del coro Mani Bianche Roma e qual è il suo obiettivo "artistico”?

L’Associazione Onlus Mani Bianche Roma è costituita da un’equipe di musicisti ed esperti clinici della relazione e della disabilità (Maria Grazia Bellia, Tullio Visioli, Mimma Infantino, Nadia Boccale). L’associazione garantisce un laboratorio musicale integrato fra ragazzi udenti e sordi, nel quartiere di Bastogi di Roma, nella periferia romana. Il coro delle Mani Bianche Roma, grazie alla contaminazione fra diversità e culture differenti, ha l’obiettivo di promuovere un reale processo di inclusione attraverso la musica e attraverso l’espressione artistica e l'espressione stessa ad alti livelli. I bambini e gli adolescenti sono i veri protagonisti del laboratorio musicale, esprimono il loro potenziale emotivo/creativo e musicale attraverso lavori di gruppo secondo il metodo del cooperative learning. Ognuno canta utilizzando il mezzo espressivo che riesce meglio a controllare. Chi può usa la voce, gli altri si esprimono facendo cantare le mani, che indossano dei guanti bianchi e che si muovono coreograficamente nell'aria dipingendo emozioni grazie alle molteplici possibilità offerte dalla LIS.

I sordi sentono e i muti parlano. Sembra una parabola biblica, ma secondo quanto sembra di capire dalla vostra attività è possibile.

E’ possibile comunicare e sentire emozioni attraverso una coralità, dove ognuno partecipa attivamente e insieme agli altri ad una espressione artistica che arriva dritta al cuore del pubblico che in questo caso ha la possibilità di sentire e contemporaneamente guardare la musica.

Ci racconti la vostra partecipazione a Lucca&Voce?

La presentazione del progetto Mani Bianche Roma al convegno internazionale di Logopedia e Foniatria Lucca&voce è avvenuta a novembre 2016. C'erano laboratori sull’espressione vocale dei sordi, in particolare riguardavano l’espressione degli aspetti più direttamente collegati alle emozioni della voce, la laringe e tutto l’apparato fonatorio, che non hanno soltanto la funzione di esprimere un linguaggio che ci permetta di comunicare, ma sono legati ad aspetti molto complessi che vanno dalla respirazione, alla nutrizione, alla regolazione dello sfintere epiglottico, fino all’espressione diretta delle emozioni e alla comunicazione dei nostri stati d’animo più spontanei. In questo senso è corretto parlare di un diritto universale all’espressione del suono della voce o in senso più generale al mantenimento delle intere funzioni dell’apparato vocale, intenso anche come regolatore di istanze espressive e di messaggi emozionali. Anche per questo particolare settore di sperimentazione abbiamo cercato di dar forma a possibilità di realizzazioni artistiche ispirate alle ricerche contemporanee di espressione vocale utilizzate nella musica e nel teatro.



L'iniziativa

Il coro Manos Blancas nasce in Venezuela nel 1999 grazie a Naibeth Garcia e Johnny Gomez; si tratta di un coro nel quale assieme ai bambini che possono utilizzare la voce, cantano bambini con deficit uditivi, visivi, cognitivi, motori e autistici. Ognuno canta utilizzando il mezzo espressivo che riesce meglio a controllare.Chi può usa la voce, gli altri si esprimono facendo cantare le mani, che indossano dei guanti bianchi e che si muovono nell'aria dipingendo emozioni grazie alle molteplici possibilità offerte dalla Lingua dei Segni. In Italia, il primo coro si è formato in provincia di Udine, San Vito al Tagliamento, nel 2010 e successivamente, a Roma grazie a Giovanna Marini instancabile ricercatrice e divulgatrice musicale. L’Associazione Mani Bianche Roma, costituita da un’equipe di musicisti ed esperti clinici della disabilità e sordità, garantisce un laboratorio musicale integrato fra ragazzi udenti e sordi.


Crediti immagini: Lucca&Voce e Coro Mani Bianche Roma

Valeria Noli