Immagine tratta dal sito www.federicofellini.it


Ci sono autori importanti ai quali si collegano aggettivi denominali (che, cioè, sono derivati dal nome) che ne indicano lo stile, l'estetica, la visione del mondo. Da Boccaccio, boccaccesco, da Fellini, felliniano, questi aggettivi non corrispondono in pieno all'ampiezza delle rispettive poetiche. Giovanni Boccaccio viene facilmente associato alla goliardia del Decameron, ma Pietro Bembo nelle Prose della volgar lingua (1530-35) segnalava l'opera tra i migliori esempi di buona prosa in volgare. Di Fellini si rischia di ricordare più la Gradisca di Amarcord o la scena  emblematica di Anita Ekberg dentro la Fontana di Trevi (La dolce vita) anziché le figure poetiche e delicatissime di Cabiria o di Gelsomina de La strada (qui giustapposta alla grottesca figura di Zampanò). 

Consultando il sito della Fondazione Fellini si può invece entrare in contatto con la varietà di produzioni di questo artista "a tutto tondo": prove di regia, ma anche sceneggiature, opere narrative e disegni. Fellini, che vinse svariati premi tra cui quattro Oscar per il miglior film straniero, nel 1993 (anno della  sua scomparsa) ha ricevuto anche l'Oscar alla carriera. I suoi film hanno segnato tappe fondamentali nella storia del cinema mondiale. Dallo Sceicco bianco (1952) a La voce della luna (1990), tra i personaggi più indimenticabili ci sono anche quelli impersonati dalla moglie, Giulietta Masina. Le notti di Cabiria, film del 1957, ricevette molte critiche in quanto ritenuto poco "lusinghiero" nella descrizione delle periferie romane. Descrizione che è dovuta anche alla consulenza di un giovane Pier Paolo Pasolini. Collaborò alla sceneggiatura anche Ennio Flaiano. Il nome Cabiria era invece stato inventato da Gabriele d'Annunzio in un'occasione molto precedente, ossia nel 1914, per il kolossal di Giovanni Pastrone Cabiria, visione storica del terzo secolo a.C.; il nome significa "nata dal fuoco" in ossequio al fatto che Cabiria, nel film, è destinata ad essere sacrificataa nel nome del dio Moloch.

La Cabiria di Fellini vive un altro tipo di sacrificio. Personaggio ingenuo, quasi infantile, è una donnina che, ridotta a prostituirsi per sopravvivere, si perde nei sogni di una vita migliore mentre attraversa le notti della Capitale. Sono le altre prostitute ad assegnarle ironicamente il nome della Cabiria del 1914, che aveva avuto un grande successo di pubblico. Masina vinse un Oscar per questo personaggio, che attesta la profondità dell'attenzione di Fellini verso la dimensione femminile, popolato non solo Gradische o personaggi eccedenti e "felliniani" per antonomasia, ma anche figure d'imprevedibile delicatezza. 

Per una filmografia completa e altre informazioni sulla produzione di Fellini, il sito della Fondazione Fellini propone anche note biografiche e un'ampia galleria dei suoi disegni. Ma che cosa significa, infine, felliniano? Non solo quello che - a detta dello stesso Fellini - poteva aver significato: "Avevo sempre sognato, da grande, di fare l'aggettivo. Ne sono lusingato. Cosa intendano gli americani con "felliniano" posso immaginarlo: opulento, stravagante, onirico, bizzarro, nevrotico..."

Ma rileggendo l'intervista rilasciata nel 1993 a Claudio Castellacci per il Corriere della Sera si scopre, come spesso accade guardando dietro la maschera dei grandi artisti, che dietro lo stile di Fellini c'era semplicemente Fellini, meno felliniano di quanto comunemente si possa credere.


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