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Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Laura Pausini, De Gregori, Renato Zero. Ma anche I Ricchi e Poveri, Al Bano, Il Volo. Gli alfieri della musica leggera italiana nel mondo, acclamati ad ogni concerto da Mosca a Buenos Aires, da New York a Tokio, sono gli ambasciatori del bel canto nel mondo. Un’arte ben distinta dalla struggente bellezza della lirica, ma che ugualmente porta fuori dai nostri confini la potenza musicale di questo genere che comprende a sua volta varie  categorie e sfumature: nazional-popolare, pop, rock, rap, cantautorale ...

Tra le stelle più longeve c’è lui, Vasco Rossi da Zocca.

Sin dagli esordi negli anni Settanta fece molto parlare di se con i suoi testi provocatori e allo stesso tempo vicini alla gente, e dalla forza prorompente e in controtendenza con i canoni del mondo dello spettacolo del tempo. “Vado al massimo” a Sanremo. Un po’ come Rino Gaetano, che ci lasciò prematuramente, ma i cui versi sono stati riscoperti e rivalutati in questi ultimi anni anche dai giovani.
Le canzoni di Vasco hanno attraversato ben tre generazioni, creando anche neologismi come “Blasco” (il tipico berretto che porta ad ogni concerto che ricorda il “basco”).

Un grande affetto popolare che porterà il suo epilogo trionfante sabato 1 luglio, con il concerto che verrà ricordato come “il più grande del mondo” con ben 250 mila fan che canteranno a squarciagola assieme a Vasco Rossi, dal vivo, e che riempiranno il Modena Park.

Cerchiamo di scoprire quindi i motivi di questo grande successo, che non può passare certamente inosservato per chi ama, studia e ascolta la lingua italiana, la lingua delle "genti del bel paese là dove 'l sì suona» (Inferno XXXIII, vv. 79-80).

Ci aiutano in questa indagine il direttore dell’agenzia di stampa “Città Nuova” Michele Zanzucchi, che a tal proposito ha scritto un editoriale dal titolo “Voglio una vita integrata” su cittanuova.it, riabilitando artisticamente in qualche modo il cantante emiliano, ed il linguista e scrittore Massimo Arcangeli.

Zanzucchi, lei sostiene che cantanti come Vasco e Renato Zero hanno saputo cogliere il vocabolario e l’emotività della fine del “secolo breve” in una semplicità e immediatezza di linguaggio formale vincente. In che modo?

(Zanzucchi) Senza entrare in dettagli di ricerche che già sono state fatte e che saranno in futuro proposte, credo che Vasco Rossi e Renato Zero abbiano saputo semplificare e rendere essenziale l’approccio alla lingua italiana, coniugando assieme scritto e parlato, a cominciare dai loro nomi “adatti” alle generazioni del rock e del pop perché brevi, facilmente memorizzabili, in qualche modo ante litteram, adatte ai social network.

Così hanno saputo parlare ai ragazzi di allora, e ancor oggi riescono a farlo, più di altri cantautori più raffinati linguisticamente parlando, come De André, De Gregori, Vecchioni o Guccini, che pur hanno un séguito, ma meno “popolare”. Hanno saputo anche usare parole ed espressioni appena un po’ inconsuete (“botola segreta”, “sperperando energia”, la mia caparbietà” per Zero; e per Rossi “i ricordi sbiadiscono”, “inventarsi un’altra diavoleria”, “sguardo che provocava turbamenti”), uscendo dai 400 vocaboli delle canzonette ma “iconizzando” tali parole ed espressioni. Oltre all’uso iper-semplificato del vocabolario della lingua italiana, Rossi e Zero sono stati e sono ancora dei campioni nel riprendere i sentimenti più banali della vita “de-eticizzandoli”, cioè togliendo ogni colpevolezza, ogni richiesta di senso, ogni “impegno”. Per concentrarsi sull’eterno carpe diem, seppur adattato all’oggi digitalizzato.

Continuando a passare “ai raggi x” la musica di vasco Rossi, abbiamo chiesto al linguista Massimo Arcangeli qual è la canzone più significativa e da prendere a modello:

(Arcangeli) Alba chiara. Sin da ragazzo avevo in mente questa canzone dal profondo valore espressivo. Mi ricordo che allora confrontavo testi "nudi e crudi" di tanti cantautori che piacevano alla mia generazione.
Stampai il testo e, quando lessi Alba chiara, senza musica, lo trascrissi. Più lo leggevo più coglievo la capacità di cogliere in modo perfetto la semplicità con frasi costruite perfettamente: sostantivo-verbo-aggettivo. Certo, parliamo di lessico basico, facilmente comprensibile ancora oggi.


Zanzucchi, Vasco Rossi è stato un innovatore della lingua italiana? Se sì in quale misura?

(Zanzucchi) : Innovatore no. Ripeto, la sua capacità è stata quella di semplificare al massimo, selezionando vocaboli che circolavano e circolano ancora nello “slang” giovanile. Semplificazione che ha il significato di abolire la parete divisoria tra lingua parlata e lingua scritta, creando in qualche modo la sola lingua cantata.

(Arcangeli): Vasco Rossi ha fatto la differenza con un italiano semplice e strano. E' come se fosse un italiano un po’ “sporcato", con espressioni che sfuggono.
Siamo qui a livelli più intimi, veri, immediati. Questa la più grande innovazione.
La pronuncia poi è un po’ strascicata, non proprio perfetta linguisticamente. Il testo ci piace perché noi generalmente ci perdiamo in espressioni meno controllate.

Le canzoni di Vasco Rossi sono tra le più facili da ricordare. Facilità e semplicità di scrittura o altri motivi alla base di questa popolarità?

(Zanzucchi): Come dico nell’articolo, il conformismo di Rossi, mascherato da rivoluzionarietà e da provocazione, è il vero motivo del suo successo. La sua vita spericolata è una vera vita integrata, che ha saputo fiutare il tramonto della cattolicità colpevolista e la crescita dell’agnosticismo permissivo.

(Arcangeli): Aggiungo che alla base di questa popolarità c’è il valore simbolico dell’italiano. Spesso troviamo la presenza dei quattro elementi naturali (acqua, fuoco, terra, aria). Ad esempio “Respiri piano per non far rumore, ti addormenti di sera, ti risvegli col sole”, “Gli spari sopra sono per noi", “Vado a gonfie vele”. Il lessico e la sintassi, poi, sono semplici. Le parole più sono facili, più si colorano di valori simbolici che ci piacciono, e le immagini naturali che si riflettono nei quattro elementi citati facilmente si riconoscono.

   Zanzucchi, ci sarà mai un nuovo Vasco Rossi sulla scena musicale?

(Z): Sì, ne verranno altri, le “ canzonette" creano di continuo nuovi eroi e modelli. Vedremo quando, magari non sùbito, bisognerà metabolizzare il suo tramonto. Sperando che vi sia un pizzico in più di amore per la lingua italiana...

Di Valerio De Luca, redazione Società Dante Alighieri