fbpx
Aumenta sempre più la qualità dei film italiani presentati, in concorso o no, nelle rassegne cinematografiche internazionali. Vi proponiamo una selezione di quattro pellicole presentate al Lido… da non perdere prossimamente sul grande (e piccolo) schermo.
 
 
The Young Pope
regia di Paolo Sorrentino
con Jude Law e Silvio Orlando
 
(da Movieplayer.it)
 
Lenny Belardo (Jude Law) ha 47 anni, è bello come un divo del cinema, indossa con disinvoltura il bianco e fa sogni strani: capita quando diventi Papa, la guida spirituale di un miliardo di persone nel mondo, che prenderanno decisioni o comunque saranno influenzate da ogni tua singola parola o gesto. Chiamato a fare l'omelia di investitura, Lenny, primo capo della Chiesa americano, sulle prime sembra aver bisogno di aiuto, non tanto perché, da orfano, ha sempre dovuto trovare da solo il suo centro morale ed emotivo, quanto piuttosto perché il neo eletto ha un grande, fondamentale problema: non crede in Dio. È un bell'ostacolo se sei appena diventato il capo della Chiesa Cattolica.
 
Comincia così The Young Pope, la prima serie televisiva creata, scritta e diretta da Paolo Sorrentino, co-prodotta dalla santa trinità televisiva formata da Sky, HBO e Canal+, uno dei titoli più attesi di questa stagione, che in Italia arriverà su Sky Atlantic HD il prossimo 21 ottobre. Presentata in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, The Young Pope è Sorrentino puro distillato in 10 episodi, una summa dell'estetica e delle ossessioni del regista premio Oscar, un prodotto tanto affascinante quanto inquietante, con un protagonista carismatico e ambiguo, una sorta di Frank Underwood che lotta per il soglio pontificio, un "Papa rockstar" che sembra più un diavolo tentatore che non il messaggero di Dio.
 
 
Questi giorni
regia di Giuseppe Piccioni
con Marta Gastini, Laura Adriani, Maria Roveran, Caterina Le Caselle, Margherita Buy, Filippo Timi, Sergio Rubini, Alessandro Averone
 
(da Comingsoon.it)
 
Una città di provincia. Tra le vecchie mura, nelle scorribande notturne sul lungomare, nell'incanto di un temporaneo sconfinamento nella natura, si consumano i riti quotidiani e le aspettative di quattro ragazze la cui amicizia non nasce da passioni travolgenti, interessi comuni o grandi ideali. Ad unirle non sono le affinità ma le abitudini, gli entusiasmi occasionali, i contrasti inoffensivi, i sentimenti coltivati in segreto. Il loro legame è tuttavia unico e irripetibile come possono essere unici e irripetibili i pochi giorni del viaggio che compiono insieme per accompagnare una di loro a Belgrado, dove l'attendono una misteriosa amica e un'improbabile occasione di lavoro.
 
 
 
 
 
 
Tommaso
regia di Kim Rossi Stuart
con Kim Rossi Stuart e Cristiana Capotondi
 
(da film.it)
 
Se esistesse un premio per la migliore imitazione di Nanni Moretti, Kim Rossi Stuart lo vincerebbe a mani basse solo grazie ai primi venti minuti di Tommaso, la sua opera seconda che l’attore e regista ha presentato alla Mostra di Venezia. L’esplorazione della psiche tormentata di un attore frustrato, incapace di relazionarsi con l’altro sesso e reso freddo e nevrotico dalla vita e dal “retaggio famigliare” (come ha spiegato Rossi Stuart alla stampa), strizza più di un occhiolino – non si sa quanto consapevole – al cinema e alle tipiche caratterizzazioni dei personaggi di Moretti. Non solo nella mimica e nell’abbigliamento, non solo nel look barbuto, ma persino nel timbro e nella cadenza della voce, tutto si combina per creare un protagonista alienato, puntiglioso, irresistibilmente antipatico e fuori dal tempo, come sono sempre gli antieroi morettiani.
 
La cosa è talmente smaccata da rovinare la prima parte del film, ma poi il riferimento diventa meno esplicito a mano a mano che Tommaso palesa sempre di più le sue difficoltà comunicative e le sue insicurezze. Se c’è una cosa che unisce i protagonisti di Moretti è il loro essere fieramente certi delle loro posizioni al di là di ogni evidenza contraria, mentre Tommaso è un insicuro, e in questo ricorda anche, con le dovute pinze, i personaggi di Woody Allen.
 
La regia di Kim Rossi Stuart è totalmente al servizio della storia e dei personaggi, ovvero Tommaso e le sue donne, con cui è impegnato in relazioni tormentate dagli esiti disastrosi: Jasmine Trinca, Cristiana Capotondi e Camilla Diana fanno un buon lavoro di caratterizzazione e sono ben dirette, ma è la terza a rubare la scena con la sua sessualità carica e dirompente. Salvo qualche breve sprazzo di messa in scena, concentrato esclusivamente nei brevi ma intensi sogni di Tommaso, la regia è dunque “invisibile” come nella tradizione di questi film. La scrittura è più stilizzata, mette in bocca al protagonista battute “morettiane” e raggiunge l’apice nel tratteggio del complesso personaggio della Diana, Sonia, una gatta seduttrice dal carattere elusivo e indecifrabile.
Tommaso, in sostanza, si fa guardare, procede dritto per la sua strada e mantiene saggiamente una struttura semplice e comprensibile, senza tentare voli pindarici. Ma per questo motivo a stento lascia il segno dopo la visione.
 
 
Piuma
regia di Roan Johnson
con Luigi Fedele e Blu Yoshimi Di Martino
 
(da Panorama.it)
 
Piuma di Roan Johnson, secondo film italiano in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, ha fatto ridere sonoramente la stampa per buona parte del film, alla prima proiezione per gli addetti ai lavori. Ma alla fine è stato accolto da qualche fischio, timidi applausi e un livoroso "Vergogna". Al primo italiano in concorso, il doc sull'immortalità Spira Mirabilis di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti, sabato era capitata sorte opposta: durante la prima per la stampa si è assistito a un fuggi fuggi generale a film ancora in corso e, conclusa la visione, è seguito l'applauso dei "reduci" rimasti in sala. Amabili contraddizioni da cinefili al Lido. 
 
Piuma disegna con freschezza e simpatia la storia di due adolescenti alle prese con un evento più grande di loro: la nascita di un figlio. Accolgono la notizia con la spregiudicatezza e la spensieratezza tipiche dell'età, soprattutto Ferro (Luigi Fedele), bambinone di cuore grande e ancor più grande inadeguatezza. Cate (Blu Yoshimi) è invece più matura, è già abituata ad aver a che fare con degli irresponsabili: suo padre (Francesco Colella), malato di calcioscommesse, è "l'unico italiano che s'è fatto lasciare da una rumena". I genitori di Ferro invece sono affidabili e presenti: Carla (Michela Cescon) forse è sin troppo protettiva, mentre Franco (Sergio Pierattini) si dispera per quel figlio combinaguai, incapace di mettere un pizzico di serietà nelle questioni che contano.