Di Paolo Peluffo

È una gioia ritrovare nel nostro cammino a favore della lettura popolare, disseminata, ininterrotta degli inesauribili labirinti dell’Orlando furioso di Lodovico Ariosto un grande artista italiano come Vittorio Nocenzi, compositore, pianista, fondatore del Banco del Mutuo Soccorso. Un artista pop, un musicista “laureato” direbbe Montale, per la sua nobile provenienza dal Conservatorio di Santa Cecilia, ma anche, per noi della Dante, un artista militante, patriota della lingua italiana che nel 2001 sottoscrisse il manifesto, ideato da Alessandro Masi, per la musica pop in italiano, sottoscritto, tra gli altri da Nocenzi, Guccini, Finardi, Branduardi e Battiato. Ricordiamoci sempre che in Francia le case discografiche sono obbligate per legge a produrre ogni anno una quota precisa di attività di musica pop in lingua francese, a tutela della “exception culturelle”, fondamento dell’identità e della stessa Nazione, tutelate dalla Costituzione.

Ed è un onore per noi poter annunciare il conferimento della medaglia d’oro della Società Dante Alighieri al professor Paolo Grossi, Presidente della Corte Costituzionale, per il contributo inestimabile che alla difesa della lingua italiana e dunque alla conservazione della comunità nazionale ha profuso il Giudice delle Leggi con la sentenza 42 del 2017.

La “repubblica delle lettere” non ha, a mio parere, approfondito abbastanza il testo e lo spirito di questa sentenza che costituisce in materia di lingua italiana un giudicato costituzionale cristallizzato, solido baluardo per il futuro anche nei confronti di qualsiasi sconsiderato tentativo di innovazione legislativa che vede nel senso di scardinare o indebolire l’identità linguistica e culturale del popolo italiano.

Leggiamola cari amici, questa sentenza di cui in calce mettiamo a disposizione il link! Non si tratta qui - e non lo fa la stessa Corte - di aprire battaglie di retroguardia contro l’apprendimento delle lingue straniere o in lingue straniere. Non si torna indietro sul fronte dell’internazionalizzazione anche nelle università, come specifica la sentenza nel caso del Politecnico di Milano anche se la Corte ammonisce che gli atenei possono attivare corsi anche esclusivamente in lingua straniera, ma che essi “debbono farvi ricorso secondo ragionevolezza, proporzionalità e adeguatezza, così da garantire pur sempre una complessiva offerta formativa che sia rispettosa del primato della lingua italiana, così come del principio d’eguaglianza, del diritto all’istruzione e della libertà d’insegnamento”.

Contrariamente a quanto talvolta si sostiene, infatti, la lingua italiana è presente nel testo costituzionale in particolare “a contrario” all’articolo 6, che apre una eccezione alla sua primazia con la tutela delle minoranze linguistiche e quindi affermando indirettamente (sentenza 62 del 1992 della Corte costituzionale), come “la lingua sia elemento fondamentale di identità culturale e mezzo primario di trasmissione dei relativi valori”.

Ecco il passo per noi capitale della sentenza 42/2017: “La lingua italiana è dunque, nella sua ufficialità, e quindi primazia, vettore della cultura e della tradizione immanenti nella comunità nazionale, tutelate anche dall’art. 9 Cost. La progressiva integrazione sovranazionale degli ordinamenti e l’erosione dei confini nazionali determinati dalla globalizzazione possono insidiare senz’altro, sotto molteplici profili, tale funzione della lingua italiana: il plurilinguismo della società contemporanea, l’uso d’una specifica lingua in determinati ambiti del sapere umano, la diffusione a livello globale d’una o più lingue sono tutti fenomeni che, ormai penetrati nella vita dell’ordinamento costituzionale, affiancano la lingua nazionale nei più diversi campi. Tali fenomeni, tuttavia, non debbono costringere quest’ultima in una posizione di marginalità: al contrario, e anzi proprio in virtù della loro emersione, il primato della lingua italiana non solo è costituzionalmente indefettibile, bensì – lungi dall’essere una formale difesa di un retaggio del passato, inidonea a cogliere ei mutamenti della modernità – diventa ancor più decisivo per la perdurante trasmissione del patrimonio storico e dell’identità della Repubblica, oltre che garanzia di salvaguardia e di valorizzazione dell’italiano come bene culturale in sé”.

La Società Dante Alighieri ringrazia, applaude, si impegna a diffondere il testo della sentenza 42/2017 in tutti i suoi Comitati in Italia e nel mondo, e tra tutti coloro che amano la lingua italiana.

Leggi la sentenza

 

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